Il saggio mette in evidenza la ricchezza tematica e la varietà formale del trattato, a torto spesso ritenuto un esercizio scolastico condizionato dall’influsso isidoriano. L’A. ne dimostra invece l’originalità in rapporto alle fonti patristiche e in relazione al contesto storico e dottrinario in cui l’opuscolo si inscrive. In tal senso viene sottolineata la sua sintonia con la promozione del culto mariano e con la stessa liturgia della festa fissata dal primo canone del X Concilio di Toledo (656). Circa la presenza dei due eretici del IV sec. che negarono la verginità di Maria post partum (Elvidio) e in partu (Gioviniano), nel libello mariano del VII, si esclude ogni forma di attualizzazione, mostrando come Ildefonso individui in essi, piuttosto, le radici storiche di errori presenti. In relazione all’uso delle fonti patristiche (Ambrogio, Gerolamo e Agostino), infine, se ne dimostra l’uso mirato e la loro selezione in rapporto alle finalità perseguite da Ildefonso. Un’altra presenza patristica individuata, discussa e contestualizzata qui per la prima volta è quella di Rufino, in particolare dei capitoli dell’Expositio symboli (8-11) in cui è questione della nascita verginale di Cristo.

Ildefonso di Toledo e la mariologia patristica: il «De virginitate perpetua sanctae Mariae»

CLAUSI, Benedetto
2008-01-01

Abstract

Il saggio mette in evidenza la ricchezza tematica e la varietà formale del trattato, a torto spesso ritenuto un esercizio scolastico condizionato dall’influsso isidoriano. L’A. ne dimostra invece l’originalità in rapporto alle fonti patristiche e in relazione al contesto storico e dottrinario in cui l’opuscolo si inscrive. In tal senso viene sottolineata la sua sintonia con la promozione del culto mariano e con la stessa liturgia della festa fissata dal primo canone del X Concilio di Toledo (656). Circa la presenza dei due eretici del IV sec. che negarono la verginità di Maria post partum (Elvidio) e in partu (Gioviniano), nel libello mariano del VII, si esclude ogni forma di attualizzazione, mostrando come Ildefonso individui in essi, piuttosto, le radici storiche di errori presenti. In relazione all’uso delle fonti patristiche (Ambrogio, Gerolamo e Agostino), infine, se ne dimostra l’uso mirato e la loro selezione in rapporto alle finalità perseguite da Ildefonso. Un’altra presenza patristica individuata, discussa e contestualizzata qui per la prima volta è quella di Rufino, in particolare dei capitoli dell’Expositio symboli (8-11) in cui è questione della nascita verginale di Cristo.
2008
978-88-8450-248-3
Verginità di Maria; Gerolamo; Ildefonso di Toledo
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