THE PEDAGOGICAL THOUGHT This book reflects from the title a precise role that, according to the Author, can cover the educational thought because it is capable of getting into the game in its essence. In the tension between utopia and empiricism that acts as a foundation of the concepts of man and society. A pedagogical thought, who lives in accordance with an “I” only factual and a contingency that has set aside every rest of utopia, it is not a critical theory nor a criticism of the theory, but the expression of a denied reflexivity, of dispersed potentialities. The generations today and tomorrow definitely need a work of explanation of the real and the appropriation of knowledge; the complex society so requests and presupposes this, even if this is not sufficient for the social role of active and responsible subjects. It is necessary that these generations are able to interpret, possibly well, the social world and the world of nature and think, obviously, also in terms of transformation of a humanly possible and sustainable reality. It is a question of understanding the social facticity to become aware and responsible handlers. In reference to the anthropological complexity of the man, that constitutes it in its humanitas, the pedagogy is research hermeneutics of sense. In the concluding part, the Author throws a challenge to the modern nihilism, highlighting that the paideia is not shape, rather release or deliver each one to himself, to its autonomy and to its self-determination. Autonomy and responsibility, these the categories of fund for a future that will depend on our choices. A pedagogical semantics that desire match this assumption must move beyond its strictly cognitive size or rational and necessarily regain both its normative dimension and ethical dimension both its aesthetics dimension or of feelings, dimensions given with the anthropological complexity of man and, therefore, undeniable.

Questo libro riflette fin dal titolo un preciso ruolo che secondo l’Autore può ricoprire il pensiero pedagogico, in quanto capace di mettersi in gioco nella sua essenza in quella tensione tra utopicità e empiricità che fa da fondamento ai concetti di uomo e società. Un pensiero pedagogico, che vive conformemente a un Io solo fattuale e a una contingenza che ha accantonato ogni resto di utopia, non è una teoria critica né una critica della teoria, ma espressione di riflessività negata, di potenzialità disperse. Le generazioni odierne e future hanno decisamente bisogno di un lavoro di spiegazione del reale e di appropriazione di saperi; la società complessa lo esige e lo presuppone, anche se ciò non è sufficiente per il ruolo sociale di soggetti attivi e responsabili. Bisogna che queste generazioni sappiano interpretare, possibilmente bene, il mondo sociale e il mondo di natura e pensare, ovviamente, anche in termini di trasformazione di una realtà umanamente possibile e sostenibile. Si tratta di comprendere la fattività sociale per diventarne gestori consapevoli e responsabili. In rinvio alla complessità antropologica dell’uomo, che lo costituisce nella sua humanitas, la pedagogia è ricerca ermeneutica di senso. Nella parte conclusiva, l’Autore lancia una sfida al moderno nichilismo, evidenziando che la paideia non è formare, piuttosto liberare o rimettere ognuno a se stesso, alla propria autonomia e autodeterminazione. Autonomia e responsabilità, queste le categorie di fondo per un futuro che dipenderà dalle nostre scelte. Una semantica pedagogica che voglia corrispondere a questo assunto deve portarsi oltre la sua dimensione strettamente cognitiva o razionale e riappropriarsi necessariamente tanto della sua dimensione normativa o etica quanto della sua dimensione estetica o dei sentimenti, dimensioni date con la complessità antropologica dell’uomo e, perciò, innegabili.

IL PENSIERO PEDAGOGICO

BORRELLI, Michele
2014-01-01

Abstract

THE PEDAGOGICAL THOUGHT This book reflects from the title a precise role that, according to the Author, can cover the educational thought because it is capable of getting into the game in its essence. In the tension between utopia and empiricism that acts as a foundation of the concepts of man and society. A pedagogical thought, who lives in accordance with an “I” only factual and a contingency that has set aside every rest of utopia, it is not a critical theory nor a criticism of the theory, but the expression of a denied reflexivity, of dispersed potentialities. The generations today and tomorrow definitely need a work of explanation of the real and the appropriation of knowledge; the complex society so requests and presupposes this, even if this is not sufficient for the social role of active and responsible subjects. It is necessary that these generations are able to interpret, possibly well, the social world and the world of nature and think, obviously, also in terms of transformation of a humanly possible and sustainable reality. It is a question of understanding the social facticity to become aware and responsible handlers. In reference to the anthropological complexity of the man, that constitutes it in its humanitas, the pedagogy is research hermeneutics of sense. In the concluding part, the Author throws a challenge to the modern nihilism, highlighting that the paideia is not shape, rather release or deliver each one to himself, to its autonomy and to its self-determination. Autonomy and responsibility, these the categories of fund for a future that will depend on our choices. A pedagogical semantics that desire match this assumption must move beyond its strictly cognitive size or rational and necessarily regain both its normative dimension and ethical dimension both its aesthetics dimension or of feelings, dimensions given with the anthropological complexity of man and, therefore, undeniable.
2014
978-88-6822-170-6
Questo libro riflette fin dal titolo un preciso ruolo che secondo l’Autore può ricoprire il pensiero pedagogico, in quanto capace di mettersi in gioco nella sua essenza in quella tensione tra utopicità e empiricità che fa da fondamento ai concetti di uomo e società. Un pensiero pedagogico, che vive conformemente a un Io solo fattuale e a una contingenza che ha accantonato ogni resto di utopia, non è una teoria critica né una critica della teoria, ma espressione di riflessività negata, di potenzialità disperse. Le generazioni odierne e future hanno decisamente bisogno di un lavoro di spiegazione del reale e di appropriazione di saperi; la società complessa lo esige e lo presuppone, anche se ciò non è sufficiente per il ruolo sociale di soggetti attivi e responsabili. Bisogna che queste generazioni sappiano interpretare, possibilmente bene, il mondo sociale e il mondo di natura e pensare, ovviamente, anche in termini di trasformazione di una realtà umanamente possibile e sostenibile. Si tratta di comprendere la fattività sociale per diventarne gestori consapevoli e responsabili. In rinvio alla complessità antropologica dell’uomo, che lo costituisce nella sua humanitas, la pedagogia è ricerca ermeneutica di senso. Nella parte conclusiva, l’Autore lancia una sfida al moderno nichilismo, evidenziando che la paideia non è formare, piuttosto liberare o rimettere ognuno a se stesso, alla propria autonomia e autodeterminazione. Autonomia e responsabilità, queste le categorie di fondo per un futuro che dipenderà dalle nostre scelte. Una semantica pedagogica che voglia corrispondere a questo assunto deve portarsi oltre la sua dimensione strettamente cognitiva o razionale e riappropriarsi necessariamente tanto della sua dimensione normativa o etica quanto della sua dimensione estetica o dei sentimenti, dimensioni date con la complessità antropologica dell’uomo e, perciò, innegabili.
paideia; antropologia; società; ermeneutica; anthropology; society; hermeneutics
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/181478
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