Il mondo contemporaneo si caratterizza per l'aumento esponenziale delle forme di sfruttamento: il lavoro è talmente sottopagato fino a diventare gratuito. Allo stesso tempo, oggi produrre significa sempre più parlare. Dai rider in bicicletta fino agli operatori di borsa le nuove forme di produzione richiedono l'attivazione completa della nostra capacità di agire e pensare con le parole. Solo parlando con gli altri (e con se stessi) è possibile trovare strategie per convincere un cliente, scommettere contro il debito di uno Stato nazionale o individuare il percorso più veloce per consegnare una cena giapponese. Il libro propone di chiamare «capitalismo linguistico» la coppia formata da sfruttamento estremo e lavoro basato sulle capacità verbali degli esseri umani. Il testo ricostruisce, in modo critico s'intende, il modo nel quale il capitalismo impiega le facoltà tipiche della specie provando a tracciarne quel che una volta si sarebbe chiamata la sua «storia naturale». La figura oramai celebre del lupo di Wall Street sarà l'occasione per disegnare una breve archeologia del licantropo, una figura antropologica complessa e potenzialmente sovversiva. La cosiddetta «sindrome di Peter Pan» (il comportamento puerile di adulti sempre al lavoro che, però, non crescono mai) sarà analizzata discutendo la capacità biologica umana di protrarre l'infanzia oltre i termini previsti dalla fisiologia di scimmie o felini. Infine l'insidia ecologica che minaccia il pianeta sarà letta come dimostrazione della capacità distruttive di un capitalismo la cui potenza non coincide affatto con una vocazione costruttiva. Solo distinguendo il linguaggio dallo sfruttamento verbale, l'infanzia cronica dal comportamento puerile, la capacità umana di modificare gli habitat dalla distruzione ecologica sarà possibile dare una nuova chance ai sapiens e alle altre forme di vita.

Capitalismo linguistico e natura umana. Per una storia naturale

marco mazzeo
2019

Abstract

Il mondo contemporaneo si caratterizza per l'aumento esponenziale delle forme di sfruttamento: il lavoro è talmente sottopagato fino a diventare gratuito. Allo stesso tempo, oggi produrre significa sempre più parlare. Dai rider in bicicletta fino agli operatori di borsa le nuove forme di produzione richiedono l'attivazione completa della nostra capacità di agire e pensare con le parole. Solo parlando con gli altri (e con se stessi) è possibile trovare strategie per convincere un cliente, scommettere contro il debito di uno Stato nazionale o individuare il percorso più veloce per consegnare una cena giapponese. Il libro propone di chiamare «capitalismo linguistico» la coppia formata da sfruttamento estremo e lavoro basato sulle capacità verbali degli esseri umani. Il testo ricostruisce, in modo critico s'intende, il modo nel quale il capitalismo impiega le facoltà tipiche della specie provando a tracciarne quel che una volta si sarebbe chiamata la sua «storia naturale». La figura oramai celebre del lupo di Wall Street sarà l'occasione per disegnare una breve archeologia del licantropo, una figura antropologica complessa e potenzialmente sovversiva. La cosiddetta «sindrome di Peter Pan» (il comportamento puerile di adulti sempre al lavoro che, però, non crescono mai) sarà analizzata discutendo la capacità biologica umana di protrarre l'infanzia oltre i termini previsti dalla fisiologia di scimmie o felini. Infine l'insidia ecologica che minaccia il pianeta sarà letta come dimostrazione della capacità distruttive di un capitalismo la cui potenza non coincide affatto con una vocazione costruttiva. Solo distinguendo il linguaggio dallo sfruttamento verbale, l'infanzia cronica dal comportamento puerile, la capacità umana di modificare gli habitat dalla distruzione ecologica sarà possibile dare una nuova chance ai sapiens e alle altre forme di vita.
9788865483039
anthropogenesis, aggressivity, faculty of language, ontogeny, use
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11770/296644
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