Il volume affronta le tante questioni che l’emergenza del coronavirus ha prodotto nel modo della giustizia penale e non solo, a cominciare dallo strumento del processo a distanza, cioè tramite dispositivi telematici, che sinora faceva parte della fantascienza o delle proposte eccentriche di qualche addetto ai lavori. L’epidemica del covid-19 ha fornito l’occasione per ipotizzare e persino adottare misure di svolgimento dei processi mediante collegamenti da remoto, senza che peraltro si fosse tenuto prima un adeguato dibattito. In nome dell’emergenza, cioè, sono state adottate misure sulle quali sono stati da subito sollevati forti dubbi di costituzionalità e di rispondenza ai princìpi della Cedu. E solo la forte discussione in atto – alla quale ha contribuito il webinar organizzato dall’Università della Calabria i cui atti sono qui raccolti – ha in qualche modo limitato l’adozione di misure più stringenti, evitando che la suggestione dell’equivalenza delle forme di comunicazione a distanza potesse esser strumentalizzata, approfittando di un’opinione pubblica disattenta e acquiescente. Il rischio è che provvedimenti adottati come rimedi di emergenza, ed in nome di questa, restino poi a regime, stravolgendo le logiche del processo. Peraltro non mancano, anche nei contributi qui pubblicati, coloro i quali hanno giustificato talora l’adozione di strumenti di comunicazione a distanza, relativamente soprattutto a talune fasi del processo civile o di quello amministrativo. Il volume è poi arricchito da una seconda parte ove sono affrontate altre questioni ‘calde’ legate all’emergenza epidemica, che completano sotto vari aspetti la discussione mettendo a nudo le dinamiche sociali e politiche sottese alle recenti scelte legislative securitarie e affrontando temi quali la responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie, la situazione carceraria e le limitazioni alla libertà di culto che la pandemia ha determinato.

La giustizia al tempo del coronavirus

MARIO CATERINI
;
salvatore muleo
2020

Abstract

Il volume affronta le tante questioni che l’emergenza del coronavirus ha prodotto nel modo della giustizia penale e non solo, a cominciare dallo strumento del processo a distanza, cioè tramite dispositivi telematici, che sinora faceva parte della fantascienza o delle proposte eccentriche di qualche addetto ai lavori. L’epidemica del covid-19 ha fornito l’occasione per ipotizzare e persino adottare misure di svolgimento dei processi mediante collegamenti da remoto, senza che peraltro si fosse tenuto prima un adeguato dibattito. In nome dell’emergenza, cioè, sono state adottate misure sulle quali sono stati da subito sollevati forti dubbi di costituzionalità e di rispondenza ai princìpi della Cedu. E solo la forte discussione in atto – alla quale ha contribuito il webinar organizzato dall’Università della Calabria i cui atti sono qui raccolti – ha in qualche modo limitato l’adozione di misure più stringenti, evitando che la suggestione dell’equivalenza delle forme di comunicazione a distanza potesse esser strumentalizzata, approfittando di un’opinione pubblica disattenta e acquiescente. Il rischio è che provvedimenti adottati come rimedi di emergenza, ed in nome di questa, restino poi a regime, stravolgendo le logiche del processo. Peraltro non mancano, anche nei contributi qui pubblicati, coloro i quali hanno giustificato talora l’adozione di strumenti di comunicazione a distanza, relativamente soprattutto a talune fasi del processo civile o di quello amministrativo. Il volume è poi arricchito da una seconda parte ove sono affrontate altre questioni ‘calde’ legate all’emergenza epidemica, che completano sotto vari aspetti la discussione mettendo a nudo le dinamiche sociali e politiche sottese alle recenti scelte legislative securitarie e affrontando temi quali la responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie, la situazione carceraria e le limitazioni alla libertà di culto che la pandemia ha determinato.
978-88-3379-186-9
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