Vi sono voci del XVIII secolo che a noi sono giunte flebili, quasi impercettibili, perché a lungo ignorate dagli studiosi e del tutto escluse dai manuali. Ciononostante, esse hanno offerto importanti contribuiti allo sviluppo del pensiero e delle idee della modernità, partecipando attivamente al dibattito intellettuale, religioso e filosofico del tempo. Una di queste voci è quella di Catharine Trotter Cockburn (1679-1749), drammaturga e filosofa inglese, la cui personale vicenda religiosa presenta aspetti assai interessanti. Nata in una famiglia anglicana, ella si convertì in tenera età al cattolicesimo romano, per poi ritornare, verso i trent’anni, all’anglicanesimo. A dispetto delle accuse di opportunismo, che alcuni suoi contemporanei le mossero, la sua conversione sembra il frutto di una riflessione profonda, scevra da fanatismo, ma piuttosto animata da chiarezza e buon senso disarmanti. Trotter riteneva, infatti, che le divisioni tra le chiese si giocassero su aspetti non necessari della fede, il cui unico articolo fondamentale era la divinità di Gesù Cristo. A partire da questo, ella spiegava che, se qualcuno è soddisfatto della propria chiesa, ritenendo che professi le verità innegabili e necessarie per la buona religione, allora è bene che continui nel suo credo, senza curarsi delle piccole imperfezioni esteriori del suo culto, poiché, se si cerca una confessione che sia assolutamente perfetta su ogni punto, si corre il rischio di non trovarne alcuna al mondo. A spingerla di nuovo verso l’anglicanesimo, dunque, fu proprio la pretesa perfezione e infallibilità della Chiesa romana, di cui ella parla in un breve testo dal titolo On the infallibility of the church of Rome, nel quale nota come lo scisma prodotto dalla Riforma abbia segnato «una separazione della chiesa piuttosto che dalla chiesa». Nel 1707, all’indomani della sua conversione, Trotter pubblicò A Discourse concerning a guide in Controversies, uno scritto più articolato del precedente, in cui la pensatrice inglese sottolineava l’importanza della ragione umana nel valutare le dottrine religiose alla luce delle scritture lasciateci dal Cristo e dai suoi apostoli. L’analisi di questi testi mostra come la riflessione di Catharine Trotter Cockburn, ispirata tanto da John Locke quanto da Samuel Clarke, presenti autonomia, penetrazione e perspicuità evidenti. Caratteristiche che, in ambito religioso, le consentirono di far chiarezza in modo quasi disarmante su temi che laceravano la cristianità – e che peraltro ancora oggi restano motivo di divisione –, trovando un equilibrio costante nella dimensione privata della sua religiosità, nonostante i cambi di confessione.

Ragione e religione: Catharine Trotter Cockburn sull’infallibilità della Chiesa

DE TOMMASO, Emilio Maria
Writing – Original Draft Preparation
2018

Abstract

Vi sono voci del XVIII secolo che a noi sono giunte flebili, quasi impercettibili, perché a lungo ignorate dagli studiosi e del tutto escluse dai manuali. Ciononostante, esse hanno offerto importanti contribuiti allo sviluppo del pensiero e delle idee della modernità, partecipando attivamente al dibattito intellettuale, religioso e filosofico del tempo. Una di queste voci è quella di Catharine Trotter Cockburn (1679-1749), drammaturga e filosofa inglese, la cui personale vicenda religiosa presenta aspetti assai interessanti. Nata in una famiglia anglicana, ella si convertì in tenera età al cattolicesimo romano, per poi ritornare, verso i trent’anni, all’anglicanesimo. A dispetto delle accuse di opportunismo, che alcuni suoi contemporanei le mossero, la sua conversione sembra il frutto di una riflessione profonda, scevra da fanatismo, ma piuttosto animata da chiarezza e buon senso disarmanti. Trotter riteneva, infatti, che le divisioni tra le chiese si giocassero su aspetti non necessari della fede, il cui unico articolo fondamentale era la divinità di Gesù Cristo. A partire da questo, ella spiegava che, se qualcuno è soddisfatto della propria chiesa, ritenendo che professi le verità innegabili e necessarie per la buona religione, allora è bene che continui nel suo credo, senza curarsi delle piccole imperfezioni esteriori del suo culto, poiché, se si cerca una confessione che sia assolutamente perfetta su ogni punto, si corre il rischio di non trovarne alcuna al mondo. A spingerla di nuovo verso l’anglicanesimo, dunque, fu proprio la pretesa perfezione e infallibilità della Chiesa romana, di cui ella parla in un breve testo dal titolo On the infallibility of the church of Rome, nel quale nota come lo scisma prodotto dalla Riforma abbia segnato «una separazione della chiesa piuttosto che dalla chiesa». Nel 1707, all’indomani della sua conversione, Trotter pubblicò A Discourse concerning a guide in Controversies, uno scritto più articolato del precedente, in cui la pensatrice inglese sottolineava l’importanza della ragione umana nel valutare le dottrine religiose alla luce delle scritture lasciateci dal Cristo e dai suoi apostoli. L’analisi di questi testi mostra come la riflessione di Catharine Trotter Cockburn, ispirata tanto da John Locke quanto da Samuel Clarke, presenti autonomia, penetrazione e perspicuità evidenti. Caratteristiche che, in ambito religioso, le consentirono di far chiarezza in modo quasi disarmante su temi che laceravano la cristianità – e che peraltro ancora oggi restano motivo di divisione –, trovando un equilibrio costante nella dimensione privata della sua religiosità, nonostante i cambi di confessione.
9788893592215
Cockburn, Locke, Cristianesimo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/305684
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