L’idea di formazione come processo di maturazione armonica della persona rimanda inevitabilmente all’ideale educativo del mondo ellenico, ovvero al concetto di paideia, termine che nella cultura classica indicava il percorso di acquisizione di quell’insieme di conoscenze e di valori che distinguevano il cittadino greco dal barbaro. La Grecia antica rappresenta un punto di partenza e una delle radici più feconde del pensiero occidentale. La pedagogia (dalla radice etimologica pais/paidos, bambino e ago, guidare, condurre) nasce in questo contesto culturale e qualsiasi tentativo di analisi sulla fondazione della pedagogia dell’infanzia come sapere teorico pratico finalizzato all’educazione del bambino non può che strutturarsi a partire dalla paideia greca. Il percorso che portava l’individuo del mondo antico a conquistare la sua umanità passava attraverso lo studio e la riflessione, attraverso un itinerario che andava oltre il mero apprendimento di regole, tecniche e linguaggi per risolversi in un vero e proprio processo di coltivazione dello spirito. I grandi pensatori ellenici hanno sottolineato, più di ogni altra cosa, l’importanza di ricercare la verità, ovvero di indagare la propria realtà interiore al fine di conoscere se stessi, conoscere il bene e, pertanto, mettersi nelle condizioni di poterlo perseguire. In epoche antecedenti all’educazione infantile non veniva riconosciuto alcun ruolo, la prima stagione dell’esistenza era vista come periodo di latenza che doveva essere superato il prima possibile per lasciare il posto alla giovinezza. Omero, intorno all’VII secolo a. C., per primo riserva attenzione all’esistenza ed all’educazione del bambino, ma i due modelli più organizzati di pedagogia infantile sono stati l’educazione spartana e quella ateniese. Platone attribuisce grande importanza all’educazione del bambino e comprende che proprio nell’infanzia si strutturano le basi della personalità individuale e vede nell’educazione lo strumento perché il bambino possa crescere e svilupparsi armonicamente. Nella paideia cristiana il bambino è anzitutto persona e rappresenta un simbolo di purezza interiore e per questo viene preso come modello a cui ispirarsi in quanto è la persona più prossima a Dio. Nella rivoluzione cristiana e nel consistente corpus di studi patristici si è preferito analizzare alcune figure di pensatori che in epoche diverse hanno avuto particolare attenzione per gli aspetti educativi e pedagogici dell’infanzia. Tra questi Clemente alessandrino, vissuto tra il 150 e il 215 d.C., autore di uno specifico programma educativo e didattico rivolto ai bambini. Origene, allievo di Clemente alessandrino, sottolinea la necessità dell’insegnamento individualizzato sulle specificità proprie di ciascun bambino. San Girolamo riconosce come fondamentale il valore dell’esempio educativo dei genitori in famiglia e concepisce l’esistenza umana come un continuo percorso formativo. San Agostino analizza, con grande lucidità, tutti gli aspetti che connotano l’infanzia come stagione peculiare e fondativa dell’intera esistenza personale, è fondamentale, sottolinea, che i genitori e gli educatori abbiano contezza delle peculiarità proprie dell’infanzia, così da riuscire ad educare in maniera efficace incentivando la creatività personale e la curiosità infantile. Una rilettura della visione dell’infanzia in questi particolari momenti storici ci da la possibilità di cogliere l’intreccio tra dimensione fenomenica, simbolica e pedagogica. In ogni momento storico infatti, il bambino viene percepito, interpretato e indirizzato in maniera diversa a seconda del paradigma di fondo che governa quel tempo.

Il pianeta bambino: educazione e imago infantile nella paideia greca e cristiana

F. Bossio
2022-01-01

Abstract

L’idea di formazione come processo di maturazione armonica della persona rimanda inevitabilmente all’ideale educativo del mondo ellenico, ovvero al concetto di paideia, termine che nella cultura classica indicava il percorso di acquisizione di quell’insieme di conoscenze e di valori che distinguevano il cittadino greco dal barbaro. La Grecia antica rappresenta un punto di partenza e una delle radici più feconde del pensiero occidentale. La pedagogia (dalla radice etimologica pais/paidos, bambino e ago, guidare, condurre) nasce in questo contesto culturale e qualsiasi tentativo di analisi sulla fondazione della pedagogia dell’infanzia come sapere teorico pratico finalizzato all’educazione del bambino non può che strutturarsi a partire dalla paideia greca. Il percorso che portava l’individuo del mondo antico a conquistare la sua umanità passava attraverso lo studio e la riflessione, attraverso un itinerario che andava oltre il mero apprendimento di regole, tecniche e linguaggi per risolversi in un vero e proprio processo di coltivazione dello spirito. I grandi pensatori ellenici hanno sottolineato, più di ogni altra cosa, l’importanza di ricercare la verità, ovvero di indagare la propria realtà interiore al fine di conoscere se stessi, conoscere il bene e, pertanto, mettersi nelle condizioni di poterlo perseguire. In epoche antecedenti all’educazione infantile non veniva riconosciuto alcun ruolo, la prima stagione dell’esistenza era vista come periodo di latenza che doveva essere superato il prima possibile per lasciare il posto alla giovinezza. Omero, intorno all’VII secolo a. C., per primo riserva attenzione all’esistenza ed all’educazione del bambino, ma i due modelli più organizzati di pedagogia infantile sono stati l’educazione spartana e quella ateniese. Platone attribuisce grande importanza all’educazione del bambino e comprende che proprio nell’infanzia si strutturano le basi della personalità individuale e vede nell’educazione lo strumento perché il bambino possa crescere e svilupparsi armonicamente. Nella paideia cristiana il bambino è anzitutto persona e rappresenta un simbolo di purezza interiore e per questo viene preso come modello a cui ispirarsi in quanto è la persona più prossima a Dio. Nella rivoluzione cristiana e nel consistente corpus di studi patristici si è preferito analizzare alcune figure di pensatori che in epoche diverse hanno avuto particolare attenzione per gli aspetti educativi e pedagogici dell’infanzia. Tra questi Clemente alessandrino, vissuto tra il 150 e il 215 d.C., autore di uno specifico programma educativo e didattico rivolto ai bambini. Origene, allievo di Clemente alessandrino, sottolinea la necessità dell’insegnamento individualizzato sulle specificità proprie di ciascun bambino. San Girolamo riconosce come fondamentale il valore dell’esempio educativo dei genitori in famiglia e concepisce l’esistenza umana come un continuo percorso formativo. San Agostino analizza, con grande lucidità, tutti gli aspetti che connotano l’infanzia come stagione peculiare e fondativa dell’intera esistenza personale, è fondamentale, sottolinea, che i genitori e gli educatori abbiano contezza delle peculiarità proprie dell’infanzia, così da riuscire ad educare in maniera efficace incentivando la creatività personale e la curiosità infantile. Una rilettura della visione dell’infanzia in questi particolari momenti storici ci da la possibilità di cogliere l’intreccio tra dimensione fenomenica, simbolica e pedagogica. In ogni momento storico infatti, il bambino viene percepito, interpretato e indirizzato in maniera diversa a seconda del paradigma di fondo che governa quel tempo.
978-88-351-3615-6
Educazione infantile. Paideia greca. Paideia cristiana. Persona. Clemente alessandrino. Origene. San Girolamo. San Agostino.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/331848
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