Attraverso l’analisi di autobiografie linguistiche prodotte da studenti universitari, il lavoro intende approfondire ulteriormente la complessa relazione lingua-dialetto in Calabria. La rinascita del dialetto tra i giovani e le sue funzioni - La regione, come è stato evidenziato in varie sedi, è contrassegnata, assieme a tutto il Meridione, da un progressivo abbandono del dialetto a favore dell’italiano. Ciononostante, come altrove in Italia, si assiste a una ripresa del dialetto i cui connotati sono stati discussi anche in precedenti lavori (Mendicino-Prantera 2020a, Prantera-Mendicino 2020, Prantera-Mendicino 2021). La ripresa e la vitalità del dialetto, soprattutto tra i giovani e al di fuori di quello che Moretti (2006) ha evidenziato essere l’ambito in cui il dialetto si presenta nel pieno delle sue funzioni, ovvero il dominio della comunicazione effettiva tra i parlanti più anziani prevalentemente dialettofoni, assumono infatti i contorni di una rivalutazione ‘non piena’, ma limitata principalmente a funzioni ludico-espressive, quand’anche non canzonatorie, in special modo negli usi in rete. L’autobiografia linguistica (AL) - La particolare tipologia di testo narrativo utilizzato per l’analisi, la cui forza euristica è testimoniata da una lunga e affermata tradizione in ambito sociolinguistico (si vedano, ad es., Canobbio 2005 e 2006, Telmon 2006, D’Agostino 2007, Marcato 2007, Castiglione 2009 e 2011, Paternostro 2009 e 2010, Arcuri-Paternostro-Pinello 2014, Gargiulo 2014), ci ha consentito, pur con le dovute accortezze interpretative, di enucleare le ideologie predominanti sulle varietà del repertorio, individuale e comunitario, che hanno un riflesso diretto negli usi linguistici, soprattutto in quelle pratiche discorsive in cui gli ‘sconfinamenti’ tra varietà (code switching) e le loro cariche funzionali rivelano i reali atteggiamenti dei parlanti non solo rispetto al dialetto ma anche nei confronti del proprio italiano regionale. Le autobiografie e il conflitto italiano-dialetto Dalle numerose autobiografie analizzate emergono alcuni aspetti nodali riguardanti le storie linguistiche individuali di questi giovani che, data la costanza con cui si presentano, assumono un portato comunitario. Le tensioni tra i due poli del repertorio sembrano porre i parlanti, fin dalla tenera età, al centro di dinamiche di conflitto da cui discende spesso un vero e proprio disagio linguistico. Come correlati di questo rapporto conflittuale possono essere individuati: le scelte linguistiche operate dai genitori in ambito familiare, il ruolo occupato dai nonni e altri membri della famiglia in relazione ai propri orientamenti linguistici, lo scollamento tra i piani simbolico-affettivo e pragmatico-utilitaristico, l’accentuata mobilità intraregionale e, non da ultimo, per una regione con un alto tasso di emigrazione, il confronto continuo con i parenti e gli amici che vivono ‘al nord’. L’italiano regionale e i modelli di riferimento esterni - Con lo sguardo aperto a un insieme coerente di opinioni, giudizi e atteggiamenti, i risultati dell’indagine contribuiscono a fornire ulteriori risposte al “come, quando, per chi, perché” (Sornicola 2005: 224) si continui a determinare uno scenario di regressione del dialetto all’interno dei domini macro-sociolinguistici: per le classi più giovani e istruite di parlanti – indipendentemente da quale sia la lingua predominante nella socializzazione primaria –, a partire dalle prime fasi dell’istruzione scolastica, i confini del dialetto sono sempre più ristretti agli usi meno elaborati, come quelli ludico-espressivi. Non può essere negato che, lontano dai centri più influenti e presso un’ampia fascia di popolazione, il dialetto oltrepassi tali confini contestuali per essere ancora strumento di comunicazione ordinaria. Ad ogni modo, dalle storie linguistiche analizzate si evince che questi giovani calabresi sono proiettati idealmente verso modelli di riferimento esterni, ossia verso una dimensione sovraregionale che le varietà di italiano che essi padroneggiano non hanno, secondo loro, ancora raggiunto.

Tante storie, una storia … Lingua e dialetto in Calabria: le varietà e i loro confini nelle autobiografie linguistiche di studenti universitari

Nadia Prantera;Antonio Mendicino
2022

Abstract

Attraverso l’analisi di autobiografie linguistiche prodotte da studenti universitari, il lavoro intende approfondire ulteriormente la complessa relazione lingua-dialetto in Calabria. La rinascita del dialetto tra i giovani e le sue funzioni - La regione, come è stato evidenziato in varie sedi, è contrassegnata, assieme a tutto il Meridione, da un progressivo abbandono del dialetto a favore dell’italiano. Ciononostante, come altrove in Italia, si assiste a una ripresa del dialetto i cui connotati sono stati discussi anche in precedenti lavori (Mendicino-Prantera 2020a, Prantera-Mendicino 2020, Prantera-Mendicino 2021). La ripresa e la vitalità del dialetto, soprattutto tra i giovani e al di fuori di quello che Moretti (2006) ha evidenziato essere l’ambito in cui il dialetto si presenta nel pieno delle sue funzioni, ovvero il dominio della comunicazione effettiva tra i parlanti più anziani prevalentemente dialettofoni, assumono infatti i contorni di una rivalutazione ‘non piena’, ma limitata principalmente a funzioni ludico-espressive, quand’anche non canzonatorie, in special modo negli usi in rete. L’autobiografia linguistica (AL) - La particolare tipologia di testo narrativo utilizzato per l’analisi, la cui forza euristica è testimoniata da una lunga e affermata tradizione in ambito sociolinguistico (si vedano, ad es., Canobbio 2005 e 2006, Telmon 2006, D’Agostino 2007, Marcato 2007, Castiglione 2009 e 2011, Paternostro 2009 e 2010, Arcuri-Paternostro-Pinello 2014, Gargiulo 2014), ci ha consentito, pur con le dovute accortezze interpretative, di enucleare le ideologie predominanti sulle varietà del repertorio, individuale e comunitario, che hanno un riflesso diretto negli usi linguistici, soprattutto in quelle pratiche discorsive in cui gli ‘sconfinamenti’ tra varietà (code switching) e le loro cariche funzionali rivelano i reali atteggiamenti dei parlanti non solo rispetto al dialetto ma anche nei confronti del proprio italiano regionale. Le autobiografie e il conflitto italiano-dialetto Dalle numerose autobiografie analizzate emergono alcuni aspetti nodali riguardanti le storie linguistiche individuali di questi giovani che, data la costanza con cui si presentano, assumono un portato comunitario. Le tensioni tra i due poli del repertorio sembrano porre i parlanti, fin dalla tenera età, al centro di dinamiche di conflitto da cui discende spesso un vero e proprio disagio linguistico. Come correlati di questo rapporto conflittuale possono essere individuati: le scelte linguistiche operate dai genitori in ambito familiare, il ruolo occupato dai nonni e altri membri della famiglia in relazione ai propri orientamenti linguistici, lo scollamento tra i piani simbolico-affettivo e pragmatico-utilitaristico, l’accentuata mobilità intraregionale e, non da ultimo, per una regione con un alto tasso di emigrazione, il confronto continuo con i parenti e gli amici che vivono ‘al nord’. L’italiano regionale e i modelli di riferimento esterni - Con lo sguardo aperto a un insieme coerente di opinioni, giudizi e atteggiamenti, i risultati dell’indagine contribuiscono a fornire ulteriori risposte al “come, quando, per chi, perché” (Sornicola 2005: 224) si continui a determinare uno scenario di regressione del dialetto all’interno dei domini macro-sociolinguistici: per le classi più giovani e istruite di parlanti – indipendentemente da quale sia la lingua predominante nella socializzazione primaria –, a partire dalle prime fasi dell’istruzione scolastica, i confini del dialetto sono sempre più ristretti agli usi meno elaborati, come quelli ludico-espressivi. Non può essere negato che, lontano dai centri più influenti e presso un’ampia fascia di popolazione, il dialetto oltrepassi tali confini contestuali per essere ancora strumento di comunicazione ordinaria. Ad ogni modo, dalle storie linguistiche analizzate si evince che questi giovani calabresi sono proiettati idealmente verso modelli di riferimento esterni, ossia verso una dimensione sovraregionale che le varietà di italiano che essi padroneggiano non hanno, secondo loro, ancora raggiunto.
Dialetto, Italiano regionale, Autobiografie linguistiche, Identità linguistica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/336962
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