Il patrimonio edilizio calabrese è espressione dei numerosi eventi sismici che hanno interessato il territorio anche nei primi anni del ‘900. Nell’immediato post-terremoto del 28 dicembre 1908 si manifestano precarie condizioni igineniche-sanitarie e la piaga della malaria avanza tra la popolazione. La Lega nazionale contro la malaria istituisce un piano per il contenimento della malaria, che si concretizza con la costruzione di una Colonia per bambini malarici. Tra le immacolate montagne dell’Altopiano silano viene individuata, dal Comitato calabrese guidato dal piemontese Bartolomeo Gosio e da un gruppo di medici calabresi guidato da Felice Migliori, la località Federici di Camigliatello quale luogo più idoneo alla realizzazione della Colonia. La struttura, costituita inizialmente da un unico padiglione, viene dotata negli anni, grazie all’ottima gestione dell’educatrice Giuseppina Le Maire, di una foresteria, di un piccolo ospedale, di una chiesetta e di nuovi padiglioni con verande e arredi sontuosi. I corpi di fabbrica della struttura si presentano estremente diversi nelle loro caratteristiche architettoniche e costruttive. Per i padiglioni vengono adottate le tecniche costruttive proprie del tempo nel Mezzogiorno italiano, caratterizzate dall’impiego di murature in pietrame e in laterizio. Differente, inusuale e innovativo è l’impiego del legno riscontrato nella costruzione della chiesetta e delle baracche che completano l’insediamento, che si pone in stretta relazione con il fitto bosco che costituisce il contesto naturale che ospita la Colonia. Il legno pur non essendo ricorrente nella tradizione costruttiva locale, trova impiego in Calabria in quegli insediamenti che risentono delle influenze tecnico-culturali europee, incoraggiato dallo sfruttamento della ricca materia prima di provenienza boschiva locale. L’analisi qui elaborata trova collocazione nell’ambito della ricerca che si propone di approfondire la conoscenza dei caratteri architettonici e costruttivi del patrimonio edilizio italiano del Novecento, nel quale materiali, tecniche costruttive, soluzioni di dettaglio assumono un ruolo di particolare importanza, determinandone la qualità e l’identità architettonica. Attraverso lo studio di significativi insediamenti come la Colonia Silana, s’intende contribuire a riconoscerne il valore, rilanciandone il ruolo culturale, e a fornire linee guida per una corretta attività di recupero e riqualificazione.

Architettura e tradizioni costruttive nel territorio di Cosenza: la Colonia Silana del 1910.

Alessandro Campolongo
;
Valentina Guagliardi
2021-01-01

Abstract

Il patrimonio edilizio calabrese è espressione dei numerosi eventi sismici che hanno interessato il territorio anche nei primi anni del ‘900. Nell’immediato post-terremoto del 28 dicembre 1908 si manifestano precarie condizioni igineniche-sanitarie e la piaga della malaria avanza tra la popolazione. La Lega nazionale contro la malaria istituisce un piano per il contenimento della malaria, che si concretizza con la costruzione di una Colonia per bambini malarici. Tra le immacolate montagne dell’Altopiano silano viene individuata, dal Comitato calabrese guidato dal piemontese Bartolomeo Gosio e da un gruppo di medici calabresi guidato da Felice Migliori, la località Federici di Camigliatello quale luogo più idoneo alla realizzazione della Colonia. La struttura, costituita inizialmente da un unico padiglione, viene dotata negli anni, grazie all’ottima gestione dell’educatrice Giuseppina Le Maire, di una foresteria, di un piccolo ospedale, di una chiesetta e di nuovi padiglioni con verande e arredi sontuosi. I corpi di fabbrica della struttura si presentano estremente diversi nelle loro caratteristiche architettoniche e costruttive. Per i padiglioni vengono adottate le tecniche costruttive proprie del tempo nel Mezzogiorno italiano, caratterizzate dall’impiego di murature in pietrame e in laterizio. Differente, inusuale e innovativo è l’impiego del legno riscontrato nella costruzione della chiesetta e delle baracche che completano l’insediamento, che si pone in stretta relazione con il fitto bosco che costituisce il contesto naturale che ospita la Colonia. Il legno pur non essendo ricorrente nella tradizione costruttiva locale, trova impiego in Calabria in quegli insediamenti che risentono delle influenze tecnico-culturali europee, incoraggiato dallo sfruttamento della ricca materia prima di provenienza boschiva locale. L’analisi qui elaborata trova collocazione nell’ambito della ricerca che si propone di approfondire la conoscenza dei caratteri architettonici e costruttivi del patrimonio edilizio italiano del Novecento, nel quale materiali, tecniche costruttive, soluzioni di dettaglio assumono un ruolo di particolare importanza, determinandone la qualità e l’identità architettonica. Attraverso lo studio di significativi insediamenti come la Colonia Silana, s’intende contribuire a riconoscerne il valore, rilanciandone il ruolo culturale, e a fornire linee guida per una corretta attività di recupero e riqualificazione.
2021
978-0-9928751-7-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/353619
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