Nell’epoca attuale si è consolidata una consapevolezza sempre più diffusa delle funzioni fondamentali che la natura svolge per il benessere umano. Abbiamo imparato a riconoscerle e a misurarle come servizi ecosistemici Elmqvist et al. (2013), e a sviluppare metodi per valutare i danni che l’espansione urbana ha causato ai sistemi naturali Seto et al. (2012), proprio a quegli ecosistemi di cui abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza, in un paradossale corto circuito. L’incidenza crescente del cambiamento climatico, evidenziata nel recente rapporto del IPCC. (2023), ci impone interventi immediati nei territori urbanizzati per mitigare gli impatti più gravi sulle comunità. È proprio in questi contesti, nei quali l’equilibrio tra natura e insediamenti è stato maggiormente compromesso, che si percepiscono con maggiore intensità gli effetti della crisi climatica e della perdita di biodiversità. Nelle città il benessere fisico e mentale degli abitanti è sempre più condizionato dalla bassa qualità ambientale. La disciplina della pianificazione urbanistica è oggi chiamata a confrontarsi con questa condizione, elaborando nuove di ricerca e prassi operative innovative che riconoscano la natura urbana non come un residuo o frammento rimasto accidentalmente incastrato tra strade e edifici, ma come una risorsa strategica e vitale. Le infrastrutture verdi e blu e gli spazi aperti assumono una funzione essenziale per il benessere dei cittadini. In quest’ottica il patrimonio naturale va inteso come fondamento culturale e infrastrutturale del benessere delle comunità: una consapevolezza che da sempre appartiene alle culture ancestrali, e che oggi dobbiamo recuperare. Dopo aver originato la cosiddetta era dell’Antropocene Ferrara E. (2016), è necessario ricostruire un rapporto con la natura equilibrato, rispettoso, guidato da un’etica della cura. La personificazione della natura, incarnata nel concetto di Pachamama, nella sua dimensione simbolica e concreta, ci ricorda che la natura stessa è un bene comune collettivo, la cui tutela e rigenerazione è responsabilità condivisa. Per avviare un processo di urbanizzazione responsabile, ovvero un progetto di pianificazione che definisca un giusto equilibrio tra crescita urbana e rispetto delle risorse naturali per tutelare il benessere dei cittadini e creare comunità resilienti, serve un approccio metodologico capace di leggere i contesti, di adattarsi agli imprevisti e di valorizzare le risorse relazionali. Questo richiede un metodo transcalare e transdisciplinare, in grado di coinvolgere le comunità, tutti gli attori interessati – istituzioni, comunità locali, enti di ricerca, associazioni – attivando per ogni contesto un vero e proprio ecosistema civico. La rigenerazione dei territori non può che essere il frutto di un processo collaborativo e auto-organizzato, capace di individuare obiettivi condivisi e di costruire la strategia più efficace per raggiungerli. Solo attraverso pratiche integrate di dialogo, progettazione e ricerca, fondate su logiche di co-produzione e corresponsabilità, sarà possibile affrontare la complessità dell’adattamento climatico e promuovere città più inclusive, eque e vivibili.

Verso una governance policentrica dei paesaggi fluviali urbani: l’esperienza di Agenda Tevere a Roma

P. CANNAVO'
2025-01-01

Abstract

Nell’epoca attuale si è consolidata una consapevolezza sempre più diffusa delle funzioni fondamentali che la natura svolge per il benessere umano. Abbiamo imparato a riconoscerle e a misurarle come servizi ecosistemici Elmqvist et al. (2013), e a sviluppare metodi per valutare i danni che l’espansione urbana ha causato ai sistemi naturali Seto et al. (2012), proprio a quegli ecosistemi di cui abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza, in un paradossale corto circuito. L’incidenza crescente del cambiamento climatico, evidenziata nel recente rapporto del IPCC. (2023), ci impone interventi immediati nei territori urbanizzati per mitigare gli impatti più gravi sulle comunità. È proprio in questi contesti, nei quali l’equilibrio tra natura e insediamenti è stato maggiormente compromesso, che si percepiscono con maggiore intensità gli effetti della crisi climatica e della perdita di biodiversità. Nelle città il benessere fisico e mentale degli abitanti è sempre più condizionato dalla bassa qualità ambientale. La disciplina della pianificazione urbanistica è oggi chiamata a confrontarsi con questa condizione, elaborando nuove di ricerca e prassi operative innovative che riconoscano la natura urbana non come un residuo o frammento rimasto accidentalmente incastrato tra strade e edifici, ma come una risorsa strategica e vitale. Le infrastrutture verdi e blu e gli spazi aperti assumono una funzione essenziale per il benessere dei cittadini. In quest’ottica il patrimonio naturale va inteso come fondamento culturale e infrastrutturale del benessere delle comunità: una consapevolezza che da sempre appartiene alle culture ancestrali, e che oggi dobbiamo recuperare. Dopo aver originato la cosiddetta era dell’Antropocene Ferrara E. (2016), è necessario ricostruire un rapporto con la natura equilibrato, rispettoso, guidato da un’etica della cura. La personificazione della natura, incarnata nel concetto di Pachamama, nella sua dimensione simbolica e concreta, ci ricorda che la natura stessa è un bene comune collettivo, la cui tutela e rigenerazione è responsabilità condivisa. Per avviare un processo di urbanizzazione responsabile, ovvero un progetto di pianificazione che definisca un giusto equilibrio tra crescita urbana e rispetto delle risorse naturali per tutelare il benessere dei cittadini e creare comunità resilienti, serve un approccio metodologico capace di leggere i contesti, di adattarsi agli imprevisti e di valorizzare le risorse relazionali. Questo richiede un metodo transcalare e transdisciplinare, in grado di coinvolgere le comunità, tutti gli attori interessati – istituzioni, comunità locali, enti di ricerca, associazioni – attivando per ogni contesto un vero e proprio ecosistema civico. La rigenerazione dei territori non può che essere il frutto di un processo collaborativo e auto-organizzato, capace di individuare obiettivi condivisi e di costruire la strategia più efficace per raggiungerli. Solo attraverso pratiche integrate di dialogo, progettazione e ricerca, fondate su logiche di co-produzione e corresponsabilità, sarà possibile affrontare la complessità dell’adattamento climatico e promuovere città più inclusive, eque e vivibili.
2025
978-88-7603-272-1
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/395957
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact