La pratica di latinizzare testi di argomento politico risponde a varie e numerose finalità. In primo luogo, la produzione di latinizzazioni è volta ad assicurare ai testi di partenza una circolazione sovrannazionale, contribuendo in alcuni casi alla costituzione di un vero e proprio lessico critico della politica indispensabile al consolidamento dei moderni Stati nazionali, tanto più nelle fasi aurorali della loro storia. In secondo luogo, tradurre un testo politico in volgare significa consacrarlo ai ranghi più alti della sua tradizione: salvo rare eccezioni, la lingua degli specula principum è infatti, almeno fino al Cinquecento, il latino. Per finire, non è raro che la latinizzazione di un testo politico rappresenti essa stessa un atto politico, una sorta di rivendicazione ideologica: è il caso, come si vedrà, della prima traduzione latina del "Principe", stampata poco dopo l’attribuzione del nome di Machiavelli alla prima classe dell’Indice dei libri proibiti. Nell’ampio ed eterogeneo panorama europeo delle latinizzazioni di testi politici italiani, ruolo preminente svolgono senza dubbio i libri maggiori di Machiavelli: "Il Principe", i "Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio" e l’"Arte della guerra", tutti latinizzati tra il 1560 e il 1610. Pochi gli antecedenti, tra i quali le versioni latine dei memoriali di Diomede Carafa; molte invece le latinizzazioni successive, tra cui quelle delle opere di Scipione Ammirato, Giovanni Botero e Virgilio Malvezzi.

Machiavelli e la politica

Giovanni Lamberti
2025-01-01

Abstract

La pratica di latinizzare testi di argomento politico risponde a varie e numerose finalità. In primo luogo, la produzione di latinizzazioni è volta ad assicurare ai testi di partenza una circolazione sovrannazionale, contribuendo in alcuni casi alla costituzione di un vero e proprio lessico critico della politica indispensabile al consolidamento dei moderni Stati nazionali, tanto più nelle fasi aurorali della loro storia. In secondo luogo, tradurre un testo politico in volgare significa consacrarlo ai ranghi più alti della sua tradizione: salvo rare eccezioni, la lingua degli specula principum è infatti, almeno fino al Cinquecento, il latino. Per finire, non è raro che la latinizzazione di un testo politico rappresenti essa stessa un atto politico, una sorta di rivendicazione ideologica: è il caso, come si vedrà, della prima traduzione latina del "Principe", stampata poco dopo l’attribuzione del nome di Machiavelli alla prima classe dell’Indice dei libri proibiti. Nell’ampio ed eterogeneo panorama europeo delle latinizzazioni di testi politici italiani, ruolo preminente svolgono senza dubbio i libri maggiori di Machiavelli: "Il Principe", i "Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio" e l’"Arte della guerra", tutti latinizzati tra il 1560 e il 1610. Pochi gli antecedenti, tra i quali le versioni latine dei memoriali di Diomede Carafa; molte invece le latinizzazioni successive, tra cui quelle delle opere di Scipione Ammirato, Giovanni Botero e Virgilio Malvezzi.
2025
9789464753189
Neolatino
Machiavelli
Politica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/400937
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