Nelle commedie di Pietro Aretino affiorano molti rinvii letterari, tra i quali un ruolo significativo è svolto dalle riscritture di testi novellistici. Il filo rosso che caratterizza la riscrittura aretiniana è la parodia, sia che si tratti di una novella fondata sulla beffa, sia di una novella tragica. Diverse sono le pratiche di riscrittura messe in atto da Aretino: in linea generale si va dalla fedele riproposizione di un testo al recupero di suggestioni tematiche: in ogni caso il risultato è quello della commistione tra la fonte e la capacità inventiva dello scrittore. Nello specifico, con questa comunicazione si vuole riesaminare la questione del riuso del Decameron nel Filosofo, dove, come noto, Aretino propone una fedele riscrittura della novella di Andreuccio da Perugia. Oltre a un’analisi delle modalità con cui lo scrittore attua la conversione scenica della novella, si concentrerà l’attenzione sui tanti spunti situazionali che provengono dalla raccolta boccacciana. Al contempo, per mettere in evidenza come Aretino guardi non solo al modello trecentesco ma pure agli esempi più recenti del genere, si prenderà in considerazione anche l’Ipocrito, per metterne a fuoco le consonanze con La Giulietta di Luigi da Porto. Sotto questo particolare aspetto, si vuole però conferire rilievo anche alle convergenze con la novella che a sua volta costituisce la fonte della Giulietta, cioè la novella XXXIII del Novellino di Masuccio Salernitano.

Riscritture comiche: la novellistica nel Filosofo e nell’Ipocrito di Pietro Aretino

Alessandra La Neve
2019-01-01

Abstract

Nelle commedie di Pietro Aretino affiorano molti rinvii letterari, tra i quali un ruolo significativo è svolto dalle riscritture di testi novellistici. Il filo rosso che caratterizza la riscrittura aretiniana è la parodia, sia che si tratti di una novella fondata sulla beffa, sia di una novella tragica. Diverse sono le pratiche di riscrittura messe in atto da Aretino: in linea generale si va dalla fedele riproposizione di un testo al recupero di suggestioni tematiche: in ogni caso il risultato è quello della commistione tra la fonte e la capacità inventiva dello scrittore. Nello specifico, con questa comunicazione si vuole riesaminare la questione del riuso del Decameron nel Filosofo, dove, come noto, Aretino propone una fedele riscrittura della novella di Andreuccio da Perugia. Oltre a un’analisi delle modalità con cui lo scrittore attua la conversione scenica della novella, si concentrerà l’attenzione sui tanti spunti situazionali che provengono dalla raccolta boccacciana. Al contempo, per mettere in evidenza come Aretino guardi non solo al modello trecentesco ma pure agli esempi più recenti del genere, si prenderà in considerazione anche l’Ipocrito, per metterne a fuoco le consonanze con La Giulietta di Luigi da Porto. Sotto questo particolare aspetto, si vuole però conferire rilievo anche alle convergenze con la novella che a sua volta costituisce la fonte della Giulietta, cioè la novella XXXIII del Novellino di Masuccio Salernitano.
2019
978-88-6032-512-9
Teatro comico, novellistica, Aretino, Boccaccio, Masuccio Salernitano, Luigi da Porto
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/401099
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