Le teorie economiche tradizionali presuppongono che, nel lungo periodo, la mobilità dei fattori e l’aggiustamento dei prezzi relativi portino automaticamente a favorire la convergenza tra regioni. L’evidenza empirica riscontra, al contrario, la persistenza di ampi divari territoriali anche in molte economie avanzate, dove vaste aree subnazionali si trovano intrappolate in equilibri di basso livello, caratterizzati da poca produttività, declino demografico, scarsa attrattività per il capitale umano e deboli prospettive di sviluppo endogeno. In questi territori, segnati da vincoli strutturali specifici, non risultano funzionare i meccanismi auto-correttivi classici di flessibilità dei prezzi e dei fattori: la scarsa mobilità della forza lavoro, frenata dai costi dello spostamento materiali e relazionali, da un lato, e le scelte localizzative delle imprese, ancorate a reti di conoscenza, capitale sociale, infrastrutture produttive ed economie di agglomerazione, dall’altro, rafforzano la tendenza alla concentrazione spaziale dello sviluppo, generando processi cumulativi di divergenza territoriale. D’altro canto, la specificità territoriale dei vincoli allo sviluppo endogeno richiede l’attivazione di interventi di policy che non si limitino a compensare temporaneamente gli svantaggi localizzativi, come nel caso di interventi automatici «neutrali ai luoghi», ma che puntino a valorizzare il potenziale inutilizzato dei territori, promuovendo percorsi di sviluppo radicati localmente
L’approccio place-based alle politiche industriali
Rosanna Nistico';Antonella Rita Ferrara;
2026-01-01
Abstract
Le teorie economiche tradizionali presuppongono che, nel lungo periodo, la mobilità dei fattori e l’aggiustamento dei prezzi relativi portino automaticamente a favorire la convergenza tra regioni. L’evidenza empirica riscontra, al contrario, la persistenza di ampi divari territoriali anche in molte economie avanzate, dove vaste aree subnazionali si trovano intrappolate in equilibri di basso livello, caratterizzati da poca produttività, declino demografico, scarsa attrattività per il capitale umano e deboli prospettive di sviluppo endogeno. In questi territori, segnati da vincoli strutturali specifici, non risultano funzionare i meccanismi auto-correttivi classici di flessibilità dei prezzi e dei fattori: la scarsa mobilità della forza lavoro, frenata dai costi dello spostamento materiali e relazionali, da un lato, e le scelte localizzative delle imprese, ancorate a reti di conoscenza, capitale sociale, infrastrutture produttive ed economie di agglomerazione, dall’altro, rafforzano la tendenza alla concentrazione spaziale dello sviluppo, generando processi cumulativi di divergenza territoriale. D’altro canto, la specificità territoriale dei vincoli allo sviluppo endogeno richiede l’attivazione di interventi di policy che non si limitino a compensare temporaneamente gli svantaggi localizzativi, come nel caso di interventi automatici «neutrali ai luoghi», ma che puntino a valorizzare il potenziale inutilizzato dei territori, promuovendo percorsi di sviluppo radicati localmenteI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


