Al cuore dell’esperienza analitica, si colloca un’unica regola che Freud definisce “regola fondamentale”. In base alla regola, poco indagata in ambito etico-filosofico, chi decide di affrontare un percorso di analisi per superare il blocco dell’azione, la paralisi della volontà implicati dalla nevrosi, deve impegnarsi alla massima sincerità [Aufrichitigkeit] e a comunicare all’analista “tutto quello che gli passa per la mente”. Freud definisce significativamente la regola come “sacra” [heilige], “inviolabile” [unverbrüchliche] (Freud 1915-17). La regola fondamentale si configura così come un imperativo, un Sollen, che esprime una normatività paradossale. Si tratta, infatti, di una regola che abolisce ogni regola e che esige da chi affronta il percorso analitico di tentare una tanto radicale quanto perturbante esperienza della propria libertà. In questo senso, in analogia con la legge morale kantiana, la regola si rivela ratio cognoscendi della libertà stessa. Ancora, per il soggetto che segue la regola, si tratta di “dire di sì” a ogni rappresentazione o pensiero che si presenti alla coscienza. In analogia con la massima dell’amore del prossimo, nell’obbedienza alla regola fondamentale è in gioco l’esperienza di un’assoluta apertura all’alterità che è in noi, l’inconscio, come propedeutica a un’apertura radicale all’alterità in generale sul piano dell’atto. Il rapporto trascendentale della regola analitica con la legge morale e con la massima paradigma delle massime universalizzabili, insieme alla centralità del ruolo che il soggetto dell’analisi svolge attraverso l’esercizio della propria volontà nel restare fedele alla regola, suggeriscono una salda collocazione di quest’ultima e, con essa, dell’esperienza psicoanalitica, sul piano dell’etica.

‘La regola fondamentale’, nucleo etico della psicoanalisi

L. Lupo
Writing – Original Draft Preparation
2026-01-01

Abstract

Al cuore dell’esperienza analitica, si colloca un’unica regola che Freud definisce “regola fondamentale”. In base alla regola, poco indagata in ambito etico-filosofico, chi decide di affrontare un percorso di analisi per superare il blocco dell’azione, la paralisi della volontà implicati dalla nevrosi, deve impegnarsi alla massima sincerità [Aufrichitigkeit] e a comunicare all’analista “tutto quello che gli passa per la mente”. Freud definisce significativamente la regola come “sacra” [heilige], “inviolabile” [unverbrüchliche] (Freud 1915-17). La regola fondamentale si configura così come un imperativo, un Sollen, che esprime una normatività paradossale. Si tratta, infatti, di una regola che abolisce ogni regola e che esige da chi affronta il percorso analitico di tentare una tanto radicale quanto perturbante esperienza della propria libertà. In questo senso, in analogia con la legge morale kantiana, la regola si rivela ratio cognoscendi della libertà stessa. Ancora, per il soggetto che segue la regola, si tratta di “dire di sì” a ogni rappresentazione o pensiero che si presenti alla coscienza. In analogia con la massima dell’amore del prossimo, nell’obbedienza alla regola fondamentale è in gioco l’esperienza di un’assoluta apertura all’alterità che è in noi, l’inconscio, come propedeutica a un’apertura radicale all’alterità in generale sul piano dell’atto. Il rapporto trascendentale della regola analitica con la legge morale e con la massima paradigma delle massime universalizzabili, insieme alla centralità del ruolo che il soggetto dell’analisi svolge attraverso l’esercizio della propria volontà nel restare fedele alla regola, suggeriscono una salda collocazione di quest’ultima e, con essa, dell’esperienza psicoanalitica, sul piano dell’etica.
2026
9788855296755
The core of the analytic experience is governed by a single precept that Freud designates the “fundamental rule.” According to this rule—which has received limited attention in ethical and philosophical discourse—those who undertake analysis to overcome the action-block and will-paralysis characteristic of neurosis are required to commit to the utmost sincerity (Aufrichtigkeit) and to disclose to the analyst “everything that passes through their mind.” Freud explicitly characterizes the rule as “sacred” (heilige) and “inviolable” (unverbrüchliche) (Freud 1915–17). The fundamental rule thus takes the form of an imperative—a Sollen—that conveys a paradoxical normativity. It is a rule that abolishes all rules and demands that the analysand undertake an experience of their freedom that is at once radical and disquieting. In this respect—and by analogy with Kant’s moral law—the rule functions as a ratio cognoscendi of freedom itself. Moreover, for the subject who adheres to the rule, it entails an affirmative “yes” to every representation or thought that emerges into consciousness. Analogous to the maxim of love of one’s neighbor, obedience to the fundamental rule involves the experience of an absolute openness to the otherness within us—the unconscious—as preparatory to a radical openness to otherness in action. The transcendental relation of the analytic rule to the moral law and to the paradigm of universalizable maxims, together with the central role played by the analysand through the exercise of their willful fidelity to the rule, points to a firm ethical positioning of the rule—and, by extension, of the psychoanalytic experience.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/407257
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