A Rovereto il sistema di approvvigionamento della carne era sotto il controllo dell’amministrazione pubblica che attraverso la supervisione dell’autorità centrale aveva il compito di mediare la domanda locale con l’offerta presente nelle aree della monarchia asburgica a vocazione zootecnica. Di fronte alla crescita demografica urbana, dai circa 2.500 abitanti di inizio Settecento si arriva ai 10.000 di fine ottocento, l’apparato di distribuzione della carne mostrò capacità di adeguamento al vertiginoso incremento dei consumi. A supportare le politiche introdotte dall’amministrazione vi furono anche le periodiche fiere volute dalla comunità, che consentirono ulteriori occasioni di rifornimento. A Rovereto e nei centri limitrofi i raduni fieristici vennero riorganizzati per fronteggiare l’aumento della domanda e dei consumi: ne è una conferma, nel 1822, la concessione del sovrano di estendere da tre a dodici il numero annuale dei mercati di bestiame. I tentativi di assicurare le richieste del settore rispondevano non solo a esigenze meramente economiche: la necessità di garantire prodotto fresco e di buona qualità alla popolazione assunse un valore politico e sociale, assicurando il consenso della cittadinanza e il riconoscimento del buon operato dell’amministrazione.
Un’indagine preliminare sul mercato della carne ai confini meridionali dell’impero asburgico tra XVIII e primo XIX secolo
Giannantonio Scaglione
2026-01-01
Abstract
A Rovereto il sistema di approvvigionamento della carne era sotto il controllo dell’amministrazione pubblica che attraverso la supervisione dell’autorità centrale aveva il compito di mediare la domanda locale con l’offerta presente nelle aree della monarchia asburgica a vocazione zootecnica. Di fronte alla crescita demografica urbana, dai circa 2.500 abitanti di inizio Settecento si arriva ai 10.000 di fine ottocento, l’apparato di distribuzione della carne mostrò capacità di adeguamento al vertiginoso incremento dei consumi. A supportare le politiche introdotte dall’amministrazione vi furono anche le periodiche fiere volute dalla comunità, che consentirono ulteriori occasioni di rifornimento. A Rovereto e nei centri limitrofi i raduni fieristici vennero riorganizzati per fronteggiare l’aumento della domanda e dei consumi: ne è una conferma, nel 1822, la concessione del sovrano di estendere da tre a dodici il numero annuale dei mercati di bestiame. I tentativi di assicurare le richieste del settore rispondevano non solo a esigenze meramente economiche: la necessità di garantire prodotto fresco e di buona qualità alla popolazione assunse un valore politico e sociale, assicurando il consenso della cittadinanza e il riconoscimento del buon operato dell’amministrazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


