ExtraLumière. Anatomia del buio è un romanzo d'esordio audace che sperimenta una radicale fusione tra la scrittura letteraria e le grammatiche del linguaggio cinematografico. Attraverso una struttura serrata di 33 capitoli montati come sequenze filmiche, l'opera unisce l'esattezza calviniana a un flusso onirico di matrice tarkovskiana. La vicenda segue Espi, un proiezionista daltonico di Detroit che, in seguito a una scossa elettrica, acquisisce straordinari poteri di percezione legati al respiro e al corpo, i quali si configurano come una profonda allegoria del potere visionario dell'arte. Il romanzo esplora temi complessi quali il trauma, il rapporto tra genio e follia incarnato dall'antagonista Ruarc Walsh, e la frammentazione della realtà attraverso una "vendetta quantistica" ispirata al principio di indeterminazione di Heisenberg. Il baricentro emotivo e formale dell'opera si compie attraverso un'utopia reale in cui il protagonista abita fisicamente la pellicola cinematografica (nello specifico La Dolce Vita di Fellini) come atto di sopravvivenza psichica. La svolta ontologica si realizza nel passaggio dal non-luogo postmoderno di Detroit allo spazio mitico e memoriale dell'Italia. L'elemento di massima rottura strutturale e politica è costituito dall'epilogo affidato alla voce femminile di Rossella: un brusco slittamento narrativo in prima persona che scardina la dicotomia tra arte e vita, trasformando la luce da strumento di controllo a esperienza carnale, sensoriale e trascendente di rinascita e liberazione dal male. Parole-chiave:
Prefazione
Monica Lanzillotta
2025-01-01
Abstract
ExtraLumière. Anatomia del buio è un romanzo d'esordio audace che sperimenta una radicale fusione tra la scrittura letteraria e le grammatiche del linguaggio cinematografico. Attraverso una struttura serrata di 33 capitoli montati come sequenze filmiche, l'opera unisce l'esattezza calviniana a un flusso onirico di matrice tarkovskiana. La vicenda segue Espi, un proiezionista daltonico di Detroit che, in seguito a una scossa elettrica, acquisisce straordinari poteri di percezione legati al respiro e al corpo, i quali si configurano come una profonda allegoria del potere visionario dell'arte. Il romanzo esplora temi complessi quali il trauma, il rapporto tra genio e follia incarnato dall'antagonista Ruarc Walsh, e la frammentazione della realtà attraverso una "vendetta quantistica" ispirata al principio di indeterminazione di Heisenberg. Il baricentro emotivo e formale dell'opera si compie attraverso un'utopia reale in cui il protagonista abita fisicamente la pellicola cinematografica (nello specifico La Dolce Vita di Fellini) come atto di sopravvivenza psichica. La svolta ontologica si realizza nel passaggio dal non-luogo postmoderno di Detroit allo spazio mitico e memoriale dell'Italia. L'elemento di massima rottura strutturale e politica è costituito dall'epilogo affidato alla voce femminile di Rossella: un brusco slittamento narrativo in prima persona che scardina la dicotomia tra arte e vita, trasformando la luce da strumento di controllo a esperienza carnale, sensoriale e trascendente di rinascita e liberazione dal male. Parole-chiave:I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


