La nota ‘impopolarità dell’infinito’ che caratterizza alcune aree dell’estremo Meridione d’Italia è stata oggetto di approfondite analisi in ambito dialettologico (Alessio 1964; Rohlfs 1969, 1972; Trumper / Rizzi 1985; Trumper 1997, 2016; Ledgeway 1998, 2003, 2006, 2007, 2009a, 2009b, 2013; Loporcaro 1995; Vincent 1997; Ledgeway / Schifano / Silvestri 2018). Nelle varietà interessate da questo fenomeno, considerato unanimemente come un calco dall’italo-greco, si hanno dipendenti di modo finito introdotte da congiunzione, là dove in altre varietà romanze si hanno subordinate infinitive o completive non infinitivali. Altrettanto nota alla dialettologia italiana è anche la variabilità con cui si presenta la particella subordinante la quale si realizza nelle forme cu dell’area salentina, (m)u / ma / (m)i dei dialetti della Calabria mediana e meridionale e mi della Sicilia nord-orientale. Per quanto riguarda l’area calabrese in particolare, la variazione allomorfica della particella subordinante è stata discussa nei lavori di Damonte (2009), De Angelis (2013, 2016, 2017), Chillà (2009), Chillà / Citraro (2013) e Prantera / Mendicino (2013). L’interesse dell’intervento verte su un fenomeno connesso, tuttora non investigato, che consiste nella diffusione di tale strategia sintattica in alcune varietà subregionali di italiano, come quella catanzarese e altre di area crotonese. L’uso del ma nel dialetto catanzarese è attestato almeno dalla fine dell’Ottocento nel Vocabolario del dialetto catanzarese di Cotronei (1895) dove sono riportate espressioni quali Cercara ma s’addormenta ‘cercar di conciliare il sonno’, Trasìu ma si vesta ‘entrò per vestirsi’, vogghiu m’o dugnu ‘voglio darlo’ ecc. per le quali un parlante catanzarese odierno, di varia estrazione sociale e di vario livello d’istruzione, può offrire normalmente, in contesti informali, un corrispondente italiano ibridato del tipo ‘Tentare ma si addormenta’, ‘È entrato ma si veste’, ‘Voglio ma (glie)lo do’, ecc., cui possiamo aggiungere esempi di sostituzione non dell’infinito ma del congiuntivo come ‘Voglio ma viene’ (it. st. ‘Voglio che venga’), ‘È meglio ma vai con il treno’ (it. st. ‘È meglio che tu vada con il treno’), ecc. Analogamente, in area crotonese (ad es. a Crucoli e a Cirò) non è raro imbattersi in costruzioni del tipo ‘È meglio non leggi qualche libro’ (it. st. ‘È meglio che tu legga qualche libro’) oppure ‘Non vedo l’ora non ritornano da Roma’ (it. st. ‘Non vedo l’ora che ritornino da Roma’), calcate sulle corrispondenti dialettali È mmegghju u lleji ’ngunu libbru, U bbiju l’ura u ssi ricogghjanu ’e Roma. Oltre a insistere sulle funzioni dell’elemento subordinante in area crotonese e sulla sua diffusione geografica, materia finora poco approfondita, l’attenzione si concentrerà principalmente sulla permeabilità morfosintattica tra le varietà del repertorio, favorita, nel caso specifico del catanzarese, dall’omofonia della particella subordinante ma, propria del dialetto, con la congiunzione avversativa ma dell’italiano, in quello crotonese dall’omofonia tra la particella subordinante e la negazione nel dialetto (entrambe u + RF; vd. ad es. u tti dicu ‘non ti dico’), che rende di fatto possibile trasferire tale strategia all’italiano mediante un uso deviante della negazione ‘non’. L’innesto dello ‘spirito’ sintattico dialettale modifica la natura morfo-sintattica delle subordinate in italiano, contesti in cui, al posto delle normali strutture infinitivali o congiuntivali, si presentano le forme coniugate del presente. La proiezione consapevole di questa strategia sintattica dal dialetto all’italiano non è dovuta, almeno per il catanzarese, a una competenza sbilanciata verso il dialetto ma può trovare una spiegazione logica sul piano linguistico. Il confronto tra la frase it. catanzarese ‘Sono andata da Francesca e l’ho insistita ma viene’ e la più complessa costruzione dell’it. ‘Sono andata da Francesca e ho insistito con lei che venisse’ evidenzia infatti la maggiore semplicità strutturale della costruzione ibrida rispetto a quella standard. Per quanto concerne la dimensione del fenomeno e la sua consistenza, si registra una differenza tra la strategia catanzarese, più frequente e più diffusa, e quella di area crotonese, meno pervasiva e propria per lo più di parlanti dialettofoni con scarse competenze dell’italiano. L’esito è comunque la formazione di varietà subregionali, caratterizzate, assieme ad altri fenomeni già noti, da un tratto sintattico esclusivo.

Tra italiano e dialetto: calchi sintattici e varietà subregionali di italiano in Calabria

Nadia Prantera;Antonio Mendicino
2023-01-01

Abstract

La nota ‘impopolarità dell’infinito’ che caratterizza alcune aree dell’estremo Meridione d’Italia è stata oggetto di approfondite analisi in ambito dialettologico (Alessio 1964; Rohlfs 1969, 1972; Trumper / Rizzi 1985; Trumper 1997, 2016; Ledgeway 1998, 2003, 2006, 2007, 2009a, 2009b, 2013; Loporcaro 1995; Vincent 1997; Ledgeway / Schifano / Silvestri 2018). Nelle varietà interessate da questo fenomeno, considerato unanimemente come un calco dall’italo-greco, si hanno dipendenti di modo finito introdotte da congiunzione, là dove in altre varietà romanze si hanno subordinate infinitive o completive non infinitivali. Altrettanto nota alla dialettologia italiana è anche la variabilità con cui si presenta la particella subordinante la quale si realizza nelle forme cu dell’area salentina, (m)u / ma / (m)i dei dialetti della Calabria mediana e meridionale e mi della Sicilia nord-orientale. Per quanto riguarda l’area calabrese in particolare, la variazione allomorfica della particella subordinante è stata discussa nei lavori di Damonte (2009), De Angelis (2013, 2016, 2017), Chillà (2009), Chillà / Citraro (2013) e Prantera / Mendicino (2013). L’interesse dell’intervento verte su un fenomeno connesso, tuttora non investigato, che consiste nella diffusione di tale strategia sintattica in alcune varietà subregionali di italiano, come quella catanzarese e altre di area crotonese. L’uso del ma nel dialetto catanzarese è attestato almeno dalla fine dell’Ottocento nel Vocabolario del dialetto catanzarese di Cotronei (1895) dove sono riportate espressioni quali Cercara ma s’addormenta ‘cercar di conciliare il sonno’, Trasìu ma si vesta ‘entrò per vestirsi’, vogghiu m’o dugnu ‘voglio darlo’ ecc. per le quali un parlante catanzarese odierno, di varia estrazione sociale e di vario livello d’istruzione, può offrire normalmente, in contesti informali, un corrispondente italiano ibridato del tipo ‘Tentare ma si addormenta’, ‘È entrato ma si veste’, ‘Voglio ma (glie)lo do’, ecc., cui possiamo aggiungere esempi di sostituzione non dell’infinito ma del congiuntivo come ‘Voglio ma viene’ (it. st. ‘Voglio che venga’), ‘È meglio ma vai con il treno’ (it. st. ‘È meglio che tu vada con il treno’), ecc. Analogamente, in area crotonese (ad es. a Crucoli e a Cirò) non è raro imbattersi in costruzioni del tipo ‘È meglio non leggi qualche libro’ (it. st. ‘È meglio che tu legga qualche libro’) oppure ‘Non vedo l’ora non ritornano da Roma’ (it. st. ‘Non vedo l’ora che ritornino da Roma’), calcate sulle corrispondenti dialettali È mmegghju u lleji ’ngunu libbru, U bbiju l’ura u ssi ricogghjanu ’e Roma. Oltre a insistere sulle funzioni dell’elemento subordinante in area crotonese e sulla sua diffusione geografica, materia finora poco approfondita, l’attenzione si concentrerà principalmente sulla permeabilità morfosintattica tra le varietà del repertorio, favorita, nel caso specifico del catanzarese, dall’omofonia della particella subordinante ma, propria del dialetto, con la congiunzione avversativa ma dell’italiano, in quello crotonese dall’omofonia tra la particella subordinante e la negazione nel dialetto (entrambe u + RF; vd. ad es. u tti dicu ‘non ti dico’), che rende di fatto possibile trasferire tale strategia all’italiano mediante un uso deviante della negazione ‘non’. L’innesto dello ‘spirito’ sintattico dialettale modifica la natura morfo-sintattica delle subordinate in italiano, contesti in cui, al posto delle normali strutture infinitivali o congiuntivali, si presentano le forme coniugate del presente. La proiezione consapevole di questa strategia sintattica dal dialetto all’italiano non è dovuta, almeno per il catanzarese, a una competenza sbilanciata verso il dialetto ma può trovare una spiegazione logica sul piano linguistico. Il confronto tra la frase it. catanzarese ‘Sono andata da Francesca e l’ho insistita ma viene’ e la più complessa costruzione dell’it. ‘Sono andata da Francesca e ho insistito con lei che venisse’ evidenzia infatti la maggiore semplicità strutturale della costruzione ibrida rispetto a quella standard. Per quanto concerne la dimensione del fenomeno e la sua consistenza, si registra una differenza tra la strategia catanzarese, più frequente e più diffusa, e quella di area crotonese, meno pervasiva e propria per lo più di parlanti dialettofoni con scarse competenze dell’italiano. L’esito è comunque la formazione di varietà subregionali, caratterizzate, assieme ad altri fenomeni già noti, da un tratto sintattico esclusivo.
2023
interferenza italiano-dialetto in Calabria; calco sintattico; complementatore MU
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/411817
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