La nota ‘impopolarità dell’infinito’ che caratterizza alcune aree dell’estremo Meridione d’Italia è stata oggetto di approfondite analisi in ambito dialettologico (Alessio 1964; Rohlfs 1958, 1972; Trumper-Rizzi 1985; Trumper 1997, Ledgeway 1998, 2006, 2013; Loporcaro 1995; Vincent 1997; Ledgeway-Schifano-Silvestri 2018). Nelle varietà interessate da questo fenomeno, considerato unanimemente come un calco dall’italo-greco, si hanno dipendenti di modo finito introdotte da congiunzione, là dove in altre varietà romanze si hanno subordinate infinitive o completive non infinitivali. Altrettanto nota alla dialettologia italiana è anche la variabilità con cui si presenta la particella subordinante la quale si realizza nelle forme cu dell’area salentina, mi della Sicilia nord-orientale, (m)u / ma / (m)i dei dialetti della Calabria centro-meridionale e u (+RF) dell’area crotonese. Per la Calabria in particolare, la variazione allomorfica della particella subordinante è stata discussa nei lavori di Damonte (2009), De Angelis (2013, 2016, 2017), Chillà-Citraro (2012) e Prantera-Mendicino (2013). Più specificamente, considerando le possibili combinazioni della congiunzione subordinante con le forme ridotte del pronome clitico oggetto, Prantera-Mendicino (2013) hanno evidenziato come i connessi fenomeni di coalescenza vocalica in fonosintassi e di reduplicazione della particella modale contribuiscano ad ampliare il quadro della microvariazione diatopica dell’elemento subordinante. L’intervento verterà sull’ulteriore variante nu rilevata in ambito calabrese che, assieme alla sua forma ridotta u e a quella composta ppe nnu, arricchisce lo stato attuale delle conoscenze sul fenomeno. Tali forme, oltre ad essere attestate nella trasposizione in dialetto petilino dei primi due canti della Gerusalemme Liberata del Tasso, dati alle stampe da Giuseppe Coco da Policastro nel 1690 (cfr. Prantera-Mendicino 2019), in cui la forma composta ricorre però più frequentemente come ppe nun, caratterizzano anche le varietà dialettali odierne di Pentone (CZ) e Gimigliano (CZ). La subordinazione con verbo di modo finito introdotta da u + RF era stata già rilevata a Crotone da Rohlfs (1958 [1972: 330, nota 20]; 1969 §717: 106, §789-a: 193-194) e da Alessio (1964: 34-35). Meno approfondita è stata invece la distribuzione areale di questa forma che, da nostre inchieste sul campo, risulta interessare una più vasta area costiera (fino a Rossano) e molte varietà dialettali dell’Alto Marchesato crotonese (ad es. Scandale, San Mauro Marchesato, Rocca Bernarda, Santa Severina, Cotronei, Rocca di Neto, Cirò e la stessa Petilia Policastro). I dati a nostra disposizione e la loro diffusione sul piano diatopico consentono quindi di rivisitare il quadro descrittivo tradizionale che vede questo modello sintattico diffuso soltanto al di sotto della linea Nicastro-Catanzaro-Crotone. Infine, in merito alla variante u (< nu), tenendo conto sia dell’eventuale innesco del RF nelle diverse varietà sia dell’omofonia tra l’elemento subordinante e le varianti formali della negazione ‘non’, sarà possibile stabilire analogie e differenze con il già noto u del crotonese.

La particella subordinante NU in area calabrese: percorsi di microvariazione dialettale

Nadia Prantera;Antonio Mendicino
2023-01-01

Abstract

La nota ‘impopolarità dell’infinito’ che caratterizza alcune aree dell’estremo Meridione d’Italia è stata oggetto di approfondite analisi in ambito dialettologico (Alessio 1964; Rohlfs 1958, 1972; Trumper-Rizzi 1985; Trumper 1997, Ledgeway 1998, 2006, 2013; Loporcaro 1995; Vincent 1997; Ledgeway-Schifano-Silvestri 2018). Nelle varietà interessate da questo fenomeno, considerato unanimemente come un calco dall’italo-greco, si hanno dipendenti di modo finito introdotte da congiunzione, là dove in altre varietà romanze si hanno subordinate infinitive o completive non infinitivali. Altrettanto nota alla dialettologia italiana è anche la variabilità con cui si presenta la particella subordinante la quale si realizza nelle forme cu dell’area salentina, mi della Sicilia nord-orientale, (m)u / ma / (m)i dei dialetti della Calabria centro-meridionale e u (+RF) dell’area crotonese. Per la Calabria in particolare, la variazione allomorfica della particella subordinante è stata discussa nei lavori di Damonte (2009), De Angelis (2013, 2016, 2017), Chillà-Citraro (2012) e Prantera-Mendicino (2013). Più specificamente, considerando le possibili combinazioni della congiunzione subordinante con le forme ridotte del pronome clitico oggetto, Prantera-Mendicino (2013) hanno evidenziato come i connessi fenomeni di coalescenza vocalica in fonosintassi e di reduplicazione della particella modale contribuiscano ad ampliare il quadro della microvariazione diatopica dell’elemento subordinante. L’intervento verterà sull’ulteriore variante nu rilevata in ambito calabrese che, assieme alla sua forma ridotta u e a quella composta ppe nnu, arricchisce lo stato attuale delle conoscenze sul fenomeno. Tali forme, oltre ad essere attestate nella trasposizione in dialetto petilino dei primi due canti della Gerusalemme Liberata del Tasso, dati alle stampe da Giuseppe Coco da Policastro nel 1690 (cfr. Prantera-Mendicino 2019), in cui la forma composta ricorre però più frequentemente come ppe nun, caratterizzano anche le varietà dialettali odierne di Pentone (CZ) e Gimigliano (CZ). La subordinazione con verbo di modo finito introdotta da u + RF era stata già rilevata a Crotone da Rohlfs (1958 [1972: 330, nota 20]; 1969 §717: 106, §789-a: 193-194) e da Alessio (1964: 34-35). Meno approfondita è stata invece la distribuzione areale di questa forma che, da nostre inchieste sul campo, risulta interessare una più vasta area costiera (fino a Rossano) e molte varietà dialettali dell’Alto Marchesato crotonese (ad es. Scandale, San Mauro Marchesato, Rocca Bernarda, Santa Severina, Cotronei, Rocca di Neto, Cirò e la stessa Petilia Policastro). I dati a nostra disposizione e la loro diffusione sul piano diatopico consentono quindi di rivisitare il quadro descrittivo tradizionale che vede questo modello sintattico diffuso soltanto al di sotto della linea Nicastro-Catanzaro-Crotone. Infine, in merito alla variante u (< nu), tenendo conto sia dell’eventuale innesco del RF nelle diverse varietà sia dell’omofonia tra l’elemento subordinante e le varianti formali della negazione ‘non’, sarà possibile stabilire analogie e differenze con il già noto u del crotonese.
2023
dialetti calabresi mediani; complementatore NU; impopolarità dell'infinito
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/411818
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact