Nella storia dei dialetti italiani del Meridione estremo, il contatto tra il greco bizantino e il latino regionale ha avuto un ruolo fondamentale per la formazione di strutture morfosintattiche precipue di alcune aree appartenenti a questo complesso dialettale. La Calabria rappresenta, in questo senso, uno dei territori in cui maggiormente si sono fatti sentire gli effetti dell’incontro tra lo ‘spirito greco’ e la ‘materia romanza’, immagine rohlfsiana che, con i dovuti distinguo rispetto alle ferme posizioni di Rohlfs sulla periodizzazione di tale contatto, ben si presta a raffigurare l’adozione, con conseguente adattamento, di pattern morfosintattici sconosciuti alle altre varietà romanze. Nel corso di nostre recenti ricerche, mirate a definire con più precisione il limite settentrionale del territorio calabrese con tendenza tipologica [-infinito], nonché ad analizzare le modalità con cui la congiunzione subordinante interagisce con la negazione e con la preposizione ‘per’, sono emerse varianti del complementatore che finora non erano state censite né da Rohlfs né da altri studiosi che si sono occupati del fenomeno: la variante nu, residuale a Petilia Policastro (KR) e Mesoraca (KR), sistematica a Pentone (CZ) e Gimigliano (CZ); la variante mo a San Giovanni in Fiore (CS); la variante cumu a Bianchi (CS) e a Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro (KR) molto distante dal centro cittadino. L’intervento è dedicato nello specifico a quest’ultima forma, con l’obiettivo di presentarne dapprima i contesti di occorrenza per poi avanzare un’ipotesi esplicativa del percorso che ha portato alla formazione di questa variante così singolare. A partire da una forma del complementatore finora mai rilevata in ambito dialettologico, il contributo può fornire nuovi spunti di riflessione sulle dinamiche dei contatti linguistici che hanno determinato l’attuale assetto linguistico del territorio calabrese, in special modo nella parte centrale della regione in un’area caratterizzata da un’accentuata variabilità diatopica, dovuta primariamente a pressioni antitetiche provenienti dai dialetti stricto sensu settentrionali e da quelli meridionali, un’area di transizione che, anche sulla base di altri fenomeni linguistici, possiamo iniziare a chiamare, alla maniera lausberghiana, una nuova Zwischenzone.
Il complementatore cumu in alcune varietà calabresi mediane: una storia di contatti stratificati nel tempo
Nadia Prantera;Antonio Mendicino
In corso di stampa
Abstract
Nella storia dei dialetti italiani del Meridione estremo, il contatto tra il greco bizantino e il latino regionale ha avuto un ruolo fondamentale per la formazione di strutture morfosintattiche precipue di alcune aree appartenenti a questo complesso dialettale. La Calabria rappresenta, in questo senso, uno dei territori in cui maggiormente si sono fatti sentire gli effetti dell’incontro tra lo ‘spirito greco’ e la ‘materia romanza’, immagine rohlfsiana che, con i dovuti distinguo rispetto alle ferme posizioni di Rohlfs sulla periodizzazione di tale contatto, ben si presta a raffigurare l’adozione, con conseguente adattamento, di pattern morfosintattici sconosciuti alle altre varietà romanze. Nel corso di nostre recenti ricerche, mirate a definire con più precisione il limite settentrionale del territorio calabrese con tendenza tipologica [-infinito], nonché ad analizzare le modalità con cui la congiunzione subordinante interagisce con la negazione e con la preposizione ‘per’, sono emerse varianti del complementatore che finora non erano state censite né da Rohlfs né da altri studiosi che si sono occupati del fenomeno: la variante nu, residuale a Petilia Policastro (KR) e Mesoraca (KR), sistematica a Pentone (CZ) e Gimigliano (CZ); la variante mo a San Giovanni in Fiore (CS); la variante cumu a Bianchi (CS) e a Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro (KR) molto distante dal centro cittadino. L’intervento è dedicato nello specifico a quest’ultima forma, con l’obiettivo di presentarne dapprima i contesti di occorrenza per poi avanzare un’ipotesi esplicativa del percorso che ha portato alla formazione di questa variante così singolare. A partire da una forma del complementatore finora mai rilevata in ambito dialettologico, il contributo può fornire nuovi spunti di riflessione sulle dinamiche dei contatti linguistici che hanno determinato l’attuale assetto linguistico del territorio calabrese, in special modo nella parte centrale della regione in un’area caratterizzata da un’accentuata variabilità diatopica, dovuta primariamente a pressioni antitetiche provenienti dai dialetti stricto sensu settentrionali e da quelli meridionali, un’area di transizione che, anche sulla base di altri fenomeni linguistici, possiamo iniziare a chiamare, alla maniera lausberghiana, una nuova Zwischenzone.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


