Questo articolo è frutto di uno studio di stampo traduttologico che ha come oggetto il concetto stesso di traduzione nell’Inghilterra del tardo ‘500, epoca caratterizzata da un’intensissima attività d’importazione di modelli letterari italiani. In particolare, il lavoro verte sull’analisi di pratiche traduttive adottate nell’ambito della drammaturgia elisabettiana, allo scopo di indagarne le possibili funzioni. Nell’articolo viene analizzato il caso della commedia di Anthony Munday Fedele and Fortunio, pubblicata nel 1585 come traduzione dall’italiano, ma di fatto libero rifacimento de Il Fedele (1576), commedia di Luigi Pasqualigo. L’approfondita analisi comparata del testo inglese con la fonte italiana e con altre due versioni, in francese e in latino, dell’opera di Pasqualigo, mostra come il processo di marcata rielaborazione del materiale testuale di partenza sia sul piano linguistico e stilistico che su quello dei contenuti da parte del drammaturgo elisabettiano, vada ben oltre il tentativo di attuare un traduzione addomesticante e sembri piuttosto dettato da una forte intenzione di adattamento alle esigenze estetiche e culturali dominanti nella cultura d’arrivo. In conclusione l’analisi proposta rivela la fluidità della nozione stessa di traduzione nel ‘500 inglese, comunemente applicata ad un’ampia varietà di pratiche di adattamento, ribadendo al contempo il ruolo fondamentale che i testi italiani hanno svolto nella creazione di tradizioni drammaturgiche di altre nazioni.

“‘Translated out of Italian’. From Pasqualigo to Munday: Rewriting Italian Comedy in Elizabethan England”

OGGERO, Renata
2006

Abstract

Questo articolo è frutto di uno studio di stampo traduttologico che ha come oggetto il concetto stesso di traduzione nell’Inghilterra del tardo ‘500, epoca caratterizzata da un’intensissima attività d’importazione di modelli letterari italiani. In particolare, il lavoro verte sull’analisi di pratiche traduttive adottate nell’ambito della drammaturgia elisabettiana, allo scopo di indagarne le possibili funzioni. Nell’articolo viene analizzato il caso della commedia di Anthony Munday Fedele and Fortunio, pubblicata nel 1585 come traduzione dall’italiano, ma di fatto libero rifacimento de Il Fedele (1576), commedia di Luigi Pasqualigo. L’approfondita analisi comparata del testo inglese con la fonte italiana e con altre due versioni, in francese e in latino, dell’opera di Pasqualigo, mostra come il processo di marcata rielaborazione del materiale testuale di partenza sia sul piano linguistico e stilistico che su quello dei contenuti da parte del drammaturgo elisabettiano, vada ben oltre il tentativo di attuare un traduzione addomesticante e sembri piuttosto dettato da una forte intenzione di adattamento alle esigenze estetiche e culturali dominanti nella cultura d’arrivo. In conclusione l’analisi proposta rivela la fluidità della nozione stessa di traduzione nel ‘500 inglese, comunemente applicata ad un’ampia varietà di pratiche di adattamento, ribadendo al contempo il ruolo fondamentale che i testi italiani hanno svolto nella creazione di tradizioni drammaturgiche di altre nazioni.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11770/135275
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