In Italia si è recentemente affermata una letteratura postcoloniale mossa perlopiù da un duplice intento di testimonianza. Da una parte, un intento di ricostruzione storica del dominio italiano imposto sulle colonie da cui gli scrittori e le scrittrici, inscrivibili in questo filone letterario, provengono. Un intento, quindi, di farsi testimoni della storia coloniale italiana – che è stata mistificata o rimossa dall’ex colonizzatore determinando un vuoto di memoria individuale e collettiva – da un punto di vista eccentrico e critico rispetto alla prospettiva eurocentrica dominante. Dall’altra, un intento di rappresentazione della realtà postcoloniale, come lascito della fase coloniale non rielaborata in una memoria responsabile, esperita dai migranti contemporanei provenienti dalle ex colonie e approdati nella ex madrepatria coloniale. Il carattere testimoniale di queste narrative le rende una fonte adeguata per l’analisi sociologica che si propone in questo saggio. Attraverso la lettura e l'interpretazione de "La mia casa è dove sono" (2010), un romanzo-memoir della scrittrice somalo-italiana Igiaba Scego, la contemporaneità italiana viene interpretata come condizione postcoloniale che, perpetuando pratiche e rapporti di dominazione tipici della fase coloniale, si profila come una condizione neocoloniale. Il saggio si interroga anche sul ruolo che la letteratura postcoloniale può giocare nella costituzione del passato coloniale rimosso come "trauma culturale" e nell’integrazione delle memorie traumatiche in una memoria postcoloniale pubblica. In conclusione, è avanzata un’ipotesi sulle “alleanze” che la letteratura postcoloniale potrebbe intessere con altri universi di discorso ai fini della costruzione di una "memoria pubblica" condivisa.

Verso la costruzione di una memoria postcoloniale italiana? Linee di analisi fra letteratura e sociologia

FLORIANI, Sonia
2015

Abstract

In Italia si è recentemente affermata una letteratura postcoloniale mossa perlopiù da un duplice intento di testimonianza. Da una parte, un intento di ricostruzione storica del dominio italiano imposto sulle colonie da cui gli scrittori e le scrittrici, inscrivibili in questo filone letterario, provengono. Un intento, quindi, di farsi testimoni della storia coloniale italiana – che è stata mistificata o rimossa dall’ex colonizzatore determinando un vuoto di memoria individuale e collettiva – da un punto di vista eccentrico e critico rispetto alla prospettiva eurocentrica dominante. Dall’altra, un intento di rappresentazione della realtà postcoloniale, come lascito della fase coloniale non rielaborata in una memoria responsabile, esperita dai migranti contemporanei provenienti dalle ex colonie e approdati nella ex madrepatria coloniale. Il carattere testimoniale di queste narrative le rende una fonte adeguata per l’analisi sociologica che si propone in questo saggio. Attraverso la lettura e l'interpretazione de "La mia casa è dove sono" (2010), un romanzo-memoir della scrittrice somalo-italiana Igiaba Scego, la contemporaneità italiana viene interpretata come condizione postcoloniale che, perpetuando pratiche e rapporti di dominazione tipici della fase coloniale, si profila come una condizione neocoloniale. Il saggio si interroga anche sul ruolo che la letteratura postcoloniale può giocare nella costituzione del passato coloniale rimosso come "trauma culturale" e nell’integrazione delle memorie traumatiche in una memoria postcoloniale pubblica. In conclusione, è avanzata un’ipotesi sulle “alleanze” che la letteratura postcoloniale potrebbe intessere con altri universi di discorso ai fini della costruzione di una "memoria pubblica" condivisa.
Colonialismo, eurocentrismo, postcoloniale, neocoloniale, trauma culturale, memoria pubblica, fonte letteraria
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11770/145077
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