L’obiettivo del saggio è di attualizzare la pedagogia estetica gentiliana, nel quadro di una nuova lettura dell’esperienza museale: dal museo tradizionale, chiuso e statico, al museo del territorio, aperto e dinamico, proposto come struttura “compiuta”, e quale esperienza pedagogica per la comunità in grado di incidere prassicamente sull’organizzazione spazio-temporale della quotidianità sociale. L’idea chiave, che muove, del resto, la concezione dell’arte gentiliana, è la coscienza dell’individuo come “momento estetico” del processo di autoformazione dello spirito: il soggetto, infatti, attraverso la poiesis artistica, lavora appunto alla scoperta di sé, che si rivela quale progressiva conoscenza dell’identità prassica dell’attività (pedagogica) del pensiero universale. L’umanarsi dell’uomo è acquisizione continua, e incessante, di gnoseologia dinamica: l’uomo è tale non nella contemplazione dell’erudizione, ma nella produzione del “reale” storico. E l’arte come praxis dello spirito è ricerca sociale delle radici umane più intime e vere. Con l’attualità dell’estetica gentiliana che risiede, infine, nella sua vocazione pedagogica all’amore assoluto per il pensiero umano, scevro da ogni volgare empirismo utilitaristico e “domiciliato” totalmente nella costruzione di una comunità etica, politicamente e spiritualmente coesa. L’estetica gentiliana trascende così il “particolare” e si pone quale strumento dell’universale, che è logica dello spirito e dialettica della storia. In questo suo complesso viaggio verso il tempio segreto dell’umano, la concezione artistica di Gentile è tra gli antidoti più efficaci sul piano speculativo al “veleno globale” della mercificazione dell’uomo e della sua mesta riduzione a macchina di profitto. E l’arte, in questa stessa cornice speculativa, è strumento di continua ri-costruzione sociale. Attualizzare, pertanto, questo modello ermeneutico significa rivedere radicalmente le modalità di definizione dell’esperienza museale. Con il museo, in specie, che non può continuare a essere una cattedrale nel deserto dell’urbanistica contemporanea, che ha costruito le città secondo lo schema dei ghetti sociali: anonime periferie caratterizzate da una iconografia volgare e alienante. “Fare museo”, nello scenario odierno, è lavorare, invece, alla costruzione di una città multipolare, aperta, capace di promuovere integrazione sul piano sociale; che sappia, cioè, fare dell’esperienza estetica non il compiacimento contemplativo dell’io dell’artista, e della fruibilità esoterica del suo lavoro, ma un momento concreto di liberazione sociale. E con le città che vanno ripensate, nella loro “totalità”, quali musei dinamici di cittadinanza attiva in grado di promuovere coesione sociale e spirituale. Giovanni Gentile “parla”, dunque, pienamente all’oggi, perché la sua estetica è un poderoso grimaldello per affermare la dignità del lavoro spirituale e sociale dell’esperienza umana.

L’arte come “pedagogia dello spirito” in Giovanni Gentile. L’attualità della sua pedagogia estetica

COSTABILE, Giancarlo
2014

Abstract

L’obiettivo del saggio è di attualizzare la pedagogia estetica gentiliana, nel quadro di una nuova lettura dell’esperienza museale: dal museo tradizionale, chiuso e statico, al museo del territorio, aperto e dinamico, proposto come struttura “compiuta”, e quale esperienza pedagogica per la comunità in grado di incidere prassicamente sull’organizzazione spazio-temporale della quotidianità sociale. L’idea chiave, che muove, del resto, la concezione dell’arte gentiliana, è la coscienza dell’individuo come “momento estetico” del processo di autoformazione dello spirito: il soggetto, infatti, attraverso la poiesis artistica, lavora appunto alla scoperta di sé, che si rivela quale progressiva conoscenza dell’identità prassica dell’attività (pedagogica) del pensiero universale. L’umanarsi dell’uomo è acquisizione continua, e incessante, di gnoseologia dinamica: l’uomo è tale non nella contemplazione dell’erudizione, ma nella produzione del “reale” storico. E l’arte come praxis dello spirito è ricerca sociale delle radici umane più intime e vere. Con l’attualità dell’estetica gentiliana che risiede, infine, nella sua vocazione pedagogica all’amore assoluto per il pensiero umano, scevro da ogni volgare empirismo utilitaristico e “domiciliato” totalmente nella costruzione di una comunità etica, politicamente e spiritualmente coesa. L’estetica gentiliana trascende così il “particolare” e si pone quale strumento dell’universale, che è logica dello spirito e dialettica della storia. In questo suo complesso viaggio verso il tempio segreto dell’umano, la concezione artistica di Gentile è tra gli antidoti più efficaci sul piano speculativo al “veleno globale” della mercificazione dell’uomo e della sua mesta riduzione a macchina di profitto. E l’arte, in questa stessa cornice speculativa, è strumento di continua ri-costruzione sociale. Attualizzare, pertanto, questo modello ermeneutico significa rivedere radicalmente le modalità di definizione dell’esperienza museale. Con il museo, in specie, che non può continuare a essere una cattedrale nel deserto dell’urbanistica contemporanea, che ha costruito le città secondo lo schema dei ghetti sociali: anonime periferie caratterizzate da una iconografia volgare e alienante. “Fare museo”, nello scenario odierno, è lavorare, invece, alla costruzione di una città multipolare, aperta, capace di promuovere integrazione sul piano sociale; che sappia, cioè, fare dell’esperienza estetica non il compiacimento contemplativo dell’io dell’artista, e della fruibilità esoterica del suo lavoro, ma un momento concreto di liberazione sociale. E con le città che vanno ripensate, nella loro “totalità”, quali musei dinamici di cittadinanza attiva in grado di promuovere coesione sociale e spirituale. Giovanni Gentile “parla”, dunque, pienamente all’oggi, perché la sua estetica è un poderoso grimaldello per affermare la dignità del lavoro spirituale e sociale dell’esperienza umana.
Attualismo; Educazione estetica; Umanesimo del lavoro
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11770/155764
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