Il saggio svolge una riflessione sul concetto di povertà negli scritti machiavelliani, ponendo le basi per una lettura più articolata del tema, finora non affrontato in modo sistematico dalla critica. La prima parte si concentra sull’analisi di alcuni passi dei "Discorsi" in cui Machiavelli presenta una tesi centrale per la propria visione politica: lo Stato deve arricchire l’erario pubblico e contrastare l’accumulo di ricchezze private. La seconda parte è dedicata all’analisi del capitolo XVI del "Principe", in cui la riflessione machiavelliana sulla povertà perviene a esiti antiumanistici, promuovendo il drastico ridimensionamento della liberalitas, virtù canonica degli specula principum. Il saggio, dopo aver preso in considerazione le argomentazioni machiavelliane sulla povertà in relazione sia alla guerra sia alla scelta del “sito” (soprattutto in riferimento all’edificazione dello Stato), si conclude con l’analisi di alcuni passi delle "Istorie fiorentine" che permettono di esaminare il concetto di povertà in rapporto ad alcuni importanti avvenimenti della storia di Firenze (primo su tutti il tumulto dei Ciompi, a cui è legata la celebre orazione dell’“anonimo plebeo”).

'Tenere ricco il publico, povero il privato'. La povertà in Machiavelli

Maria Cristina Figorilli
2019

Abstract

Il saggio svolge una riflessione sul concetto di povertà negli scritti machiavelliani, ponendo le basi per una lettura più articolata del tema, finora non affrontato in modo sistematico dalla critica. La prima parte si concentra sull’analisi di alcuni passi dei "Discorsi" in cui Machiavelli presenta una tesi centrale per la propria visione politica: lo Stato deve arricchire l’erario pubblico e contrastare l’accumulo di ricchezze private. La seconda parte è dedicata all’analisi del capitolo XVI del "Principe", in cui la riflessione machiavelliana sulla povertà perviene a esiti antiumanistici, promuovendo il drastico ridimensionamento della liberalitas, virtù canonica degli specula principum. Il saggio, dopo aver preso in considerazione le argomentazioni machiavelliane sulla povertà in relazione sia alla guerra sia alla scelta del “sito” (soprattutto in riferimento all’edificazione dello Stato), si conclude con l’analisi di alcuni passi delle "Istorie fiorentine" che permettono di esaminare il concetto di povertà in rapporto ad alcuni importanti avvenimenti della storia di Firenze (primo su tutti il tumulto dei Ciompi, a cui è legata la celebre orazione dell’“anonimo plebeo”).
letteratura italiana del Cinquecento; letteratura del Rinascimento; letteratura e morale nel Cinquecento; letteratura e politica nel Cinquecento; Niccolò Machiavelli
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11770/297236
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