La bandelliana novella 1,41 tratta, come da titolo, dell’«infelice esito de l’amore del re Masinissa e de la reina Sofonisba sua moglie». La vicenda è 'istoria', o, per meglio dire, si svolge entro la quinta storica della seconda guerra punica al tempo in cui il numida Massinissa e i romani Publio Cornelio Scipione e Gaio Lelio, sconfitto Siface ai Campi Magni, conquistavano la città di Cirta, capitale del Regno di Numidia (203 a.C.). Seppur dichiaratamente petrarchesca, la novella rappresenta, in virtù della lunga tradizione letteraria dovuta alla materia di cui tratta, un accesso privilegiato per lo studio di quella che potremmo definire “meccanica della citazione bandelliana”. Necessario riferimento dell’autore sono difatti, più che i segnalati 'Triumphi', le 'Deche' di Tito Livio (30.12 e 30.14-15), l’'Africa' di Petrarca (libro V) e il 'Decameron' di Boccaccio (IV,1). Partendo dal riesame dei materiali prodotti dall’acceso dibattito intorno alle fonti di 1,41 negli anni Venti del Novecento, l’articolo propone, a distanza di un secolo, uno studio sistematico dei rapporti tra la novella e le sue fonti maggiori.
Materiali vecchi e nuovi per lo studio delle fonti della novella bandelliana di Massinissa e Sofonisba (1,41)
Giovanni Lamberti
2024-01-01
Abstract
La bandelliana novella 1,41 tratta, come da titolo, dell’«infelice esito de l’amore del re Masinissa e de la reina Sofonisba sua moglie». La vicenda è 'istoria', o, per meglio dire, si svolge entro la quinta storica della seconda guerra punica al tempo in cui il numida Massinissa e i romani Publio Cornelio Scipione e Gaio Lelio, sconfitto Siface ai Campi Magni, conquistavano la città di Cirta, capitale del Regno di Numidia (203 a.C.). Seppur dichiaratamente petrarchesca, la novella rappresenta, in virtù della lunga tradizione letteraria dovuta alla materia di cui tratta, un accesso privilegiato per lo studio di quella che potremmo definire “meccanica della citazione bandelliana”. Necessario riferimento dell’autore sono difatti, più che i segnalati 'Triumphi', le 'Deche' di Tito Livio (30.12 e 30.14-15), l’'Africa' di Petrarca (libro V) e il 'Decameron' di Boccaccio (IV,1). Partendo dal riesame dei materiali prodotti dall’acceso dibattito intorno alle fonti di 1,41 negli anni Venti del Novecento, l’articolo propone, a distanza di un secolo, uno studio sistematico dei rapporti tra la novella e le sue fonti maggiori.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


