La trasformazione digitale dell’ultimo quinquennio, accelerata dall’esperienza pandemica e ulteriormente ridefinita dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale generativa - GenAI, sollecita una riconsiderazione profonda della professionalità docente e dei dispositivi pedagogico-didattici che la sostengono. In una società attraversata da complessità, incertezza e “liquidità” dei contesti, il processo educativo e formativo non coincide con l’adozione strumentale delle tecnologie, ma con la capacità di orientarne il loro impiego entro cornici coerenti sotto il profilo didattico e valutativo, nonché sul piano etico e giuridico, in relazione a trattamento dei dati, trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti. Il contributo propone una rilettura critica del rapporto tra tecnologie digitali e formazione per assumere una prospettiva postdigitale e socio-tecnica, nella quale la GenAI viene considerata sia come opportunità per supportare processi di apprendimento e il docente, sia come fattore che rende più fragile un’impostazione valutativa centrata sul solo prodotto e che può amplificare bias e disuguaglianze. In questo quadro di riferimento, il contributo richiama i principali framework europei e internazionali relativi alle competenze digitali e trasversali, tra cui DigComp 2.2 e DigComp 3.0, DigCompEdu, LifeComp e gli UNESCO AI Competency Frameworks. Considera, inoltre, il più recente quadro regolativo e di indirizzo che orienta un uso responsabile dell’IA, come l’AI Act EU e le linee guida europee e dell’UNESCO. Ne deriva per i docenti l’esigenza di percorsi di formazione iniziale e in servizio che sviluppino in modo congiunto competenze digitali, AI literacy e soft skills “di seconda generazione”, tra cui autonomia decisionale, metacognizione, pensiero critico e competenze socio-emotive, e che proseguano poi attraverso forme di sviluppo professionale strettamente legate alla pratica quotidiana a scuola. In questa direzione rientrano il coaching, inteso come accompagnamento formativo sul campo basato su osservazione, feedback e supporto mirato, le comunità di pratica e le micro-credential, percorsi brevi e certificabili che attestano competenze specifiche, il tutto ricondotto a criteri di equità e trasparenza e a condizioni organizzative sostenibili, al fine di prevenire disuguaglianze e sovraccarichi professionali.
Formazione docente nella società complessa e postdigitale: GenAI, competenze digitali e soft skills
Orlando De Pietro
Membro del Collaboration Group
;Francesco MilitoMembro del Collaboration Group
2025-01-01
Abstract
La trasformazione digitale dell’ultimo quinquennio, accelerata dall’esperienza pandemica e ulteriormente ridefinita dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale generativa - GenAI, sollecita una riconsiderazione profonda della professionalità docente e dei dispositivi pedagogico-didattici che la sostengono. In una società attraversata da complessità, incertezza e “liquidità” dei contesti, il processo educativo e formativo non coincide con l’adozione strumentale delle tecnologie, ma con la capacità di orientarne il loro impiego entro cornici coerenti sotto il profilo didattico e valutativo, nonché sul piano etico e giuridico, in relazione a trattamento dei dati, trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti. Il contributo propone una rilettura critica del rapporto tra tecnologie digitali e formazione per assumere una prospettiva postdigitale e socio-tecnica, nella quale la GenAI viene considerata sia come opportunità per supportare processi di apprendimento e il docente, sia come fattore che rende più fragile un’impostazione valutativa centrata sul solo prodotto e che può amplificare bias e disuguaglianze. In questo quadro di riferimento, il contributo richiama i principali framework europei e internazionali relativi alle competenze digitali e trasversali, tra cui DigComp 2.2 e DigComp 3.0, DigCompEdu, LifeComp e gli UNESCO AI Competency Frameworks. Considera, inoltre, il più recente quadro regolativo e di indirizzo che orienta un uso responsabile dell’IA, come l’AI Act EU e le linee guida europee e dell’UNESCO. Ne deriva per i docenti l’esigenza di percorsi di formazione iniziale e in servizio che sviluppino in modo congiunto competenze digitali, AI literacy e soft skills “di seconda generazione”, tra cui autonomia decisionale, metacognizione, pensiero critico e competenze socio-emotive, e che proseguano poi attraverso forme di sviluppo professionale strettamente legate alla pratica quotidiana a scuola. In questa direzione rientrano il coaching, inteso come accompagnamento formativo sul campo basato su osservazione, feedback e supporto mirato, le comunità di pratica e le micro-credential, percorsi brevi e certificabili che attestano competenze specifiche, il tutto ricondotto a criteri di equità e trasparenza e a condizioni organizzative sostenibili, al fine di prevenire disuguaglianze e sovraccarichi professionali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


